Il Tirreno

ieri arrestate 11 persone dalla finanza 

Giro di evasione milionaria La mente è un aullese

Libero Red Dolce
Giro di evasione milionaria La mente è un aullese

Per la procura si tratta di associazione a delinquere, sottratti al fisco 10 milioni Lo Presti avrebbe guidato il gruppo con prestanome e riciclando soldi dall’estero 

3 MINUTI DI LETTURA





aulla

Un giro di evasione collegato alla cantieristica con fatture false, omessi versamenti dell’Iva, l'utilizzo di prestanome e di una struttura di società tra Ungheria e Polonia. Tutto per occultare i soldi raccolto grazie all'attività illecita. E la mente dietro a questo giro, che ha portato all’arresto ai domiciliari di 11 persone, secondo la Guardia di Finanza è un cittadino di Aulla: Piero Lo Presti. Secondo gli investigatori è i capo e promotore dell’associazione a delinquere. Venti sono le persone indagate.

Le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno messo a nudo una sofisticata tecnica evasiva che garantiva agli indagati guadagni illeciti: secondo le Fiamme gialle, sarebbero state emesse fatture false per 30 milioni di euro, con un'evasione delle imposte pari a dieci milioni. Capitali che venivano portati all’estero e che poi tornavano in Italia in maniera fraudolenta.

È stata la pm Rossella Soffio a chiedere al giudice per le indagini preliminari Mario De Bellis anche il sequestro preventivo per l'equivalente di una somma che supera i 10 milioni di euro. E il gip ha accolto la richiesta.

Le indagini sono partite da un controllo di natura fiscale su un'impresa spezzina del settore della cantieristica navale. Da lì si è ricostruito un sistema ben oliato di emissione “a richiesta” di fatture. Le indagini hanno permesso di individuare, in un anonimo appartamento situato alla Spezia, uffici amministrativi occulti di due imprese “estero-vestite”, con sedi formalmente a Malta, e di altre imprese nazionali, tutte riconducibili di fatto ad un unico imprenditore spezzino.

Alcune imprese, senza autorizzazione, fornivano manodopera ad altre ed emettevano, in accordo con i clienti, fatture con un oggetto giuridico diverso che consentiva loro di maturare indebiti crediti d'imposta, nonché di evitare di farsi carico di oneri contributivi. Gli approfondimenti hanno consentito di individuare anche una società lombarda che aveva il compito di “cartiera” così da sottrarre Iva all'Erario per farla confluire in conti correnti dell'Europa dell'Est: da lì alcuni degli indagati provvedevano a prelevare ingenti somme di denaro contante, fino a 240mila euro alla volta per poi farle tornare in Italia.

I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria, diretti dal comandante provinciale Masssimo Benassi e dal tenente colonnello Domenico Giovannacci, indagano sul caso dal 2019, quando furono compiute le prime perquisizioni.

Ieri nella perquisizione in casa di Lo Presti, difeso dall’avvocato Enrico Di Martino, i finanzieri hanno sequestrato la sua agenda e alcuni fogli. In una prima perquisizione, che risale allo scorso anno, invece gli venne sequestrato un computer. Lo Presti fu assolto in un processo sempre per riciglaggio, associazione a delinquere, false fatturazioni in primo grado.

Ecco i nomi degli 11 indagati, da ieri ai domiciliari con braccialetto elettronico: Piero Lo Presti, Danilo Lunardi, Mario Zacco, Gianluca Coppi, Marco Moisè, Pier Luigi Fiorini, Alessandro Mango, Roberto Viani, Massimo Pisano, Carmen Bran Paraschiva, Franco Spagnoli. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera