Il Tirreno

La critica 

31 Settembre: «Una resa agli interessi privati»

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Massa

Secondo la Trentuno Settembre, «Il Regolamento degli Agri Marmiferi che verrà approvato è la resa totale del diritto pubblico di fronte agli interessi privati: rappresenta un arretramento della politica sulla cosa pubblica. Questo atto regolamentare poteva mandare un messaggio chiaro alla città. E cioè che i beni che appartengono alla comunità, e che quindi rappresentano gli interessi collettivi (le montagne, l'acqua, le spiagge, gli spazi pubblici, le aree edificabili..), vengono prima degli interessi di poche persone, in questo caso di pochi industriali. Invece, nel Regolamento in discussione oggi giovedìnon c'è un punto, un elemento, un semplice comma che rivendichi il ruolo del Comune nella gestione della proprietà pubblica. Le Alpi Apuane verranno svendute al mercato, così come fatto dalla Regione Toscana nel 2015».

E ancora: «Se nello statuto del Comune di Massa si leggono dei timidi passi in avanti con l'affermazione degli agri marmiferi come Bene Comune, prospettando un osservatorio paritetico di controllo sulle attività di escavazione, all'interno del Regolamento si fa senza indugio un ulteriore passo indietro, affermando la completa assenza di un controllo diretto dei cittadini sulle attività di escavazione. In pratica, mentre la nostra comunità ha bisogno di strumenti che permettano di potersi esprimere sulla gestione delle cave, considerato il loro irreversibile impatto ambientale, e non solo, l'amministrazione nega ogni possibilità di averli». «Dal nostro punto di vista questo equivale a calarsi le braghe di fronte ai potentati economici dell'escavazione. Un segno dei tempi che stiamo vivendo: cedere la sovranità di un territorio e non difendere il ruolo del pubblico significa lasciare spazio al privato e rafforzare le rendite storiche dell'1% circa della cittadinanza, a scapito del patrimonio di tutti e tutte. Se potessimo scegliere, sceglieremmo altro per il futuro delle comunità che abitano questa parte di mondo. Oggi è un'utopia parlare di sostenibilità, pensare di poter ridurre l'inquinamento delle acque o provare a superare la monocultura dell'escavazione del marmo senza strumenti per controllare quanto avviene tra le nostre montagne e sotto il nostro naso. Per questo torniamo a chiedere che le istituzioni si facciano carico di un periodo transitorio di gestione del comparto lapideo, durante il quale si garantisca la tenuta occupazionale che il mercato non è stato capace di garantire».

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di Redazione web