Italia
Positivo e con la febbre si presenta al Cup. La Uil: falle nei protocolli di sicurezza
Angelo Lieti racconta anche di una donna che doveva essere in isolamento a casa ma si è messa in coda allo sportello
MASSA. Un uomo, positivo e con la febbre, che si presenta allo sportello del Cup. Una donna, che doveva stare in quarantena, qualche giorno dopo, si mette in coda allo stesso distretto. Sono due casi preoccupanti quelli che segnala la Uiltrasporti, tramite il referente Angelo Lieti, casi che chiamano in causa, come fa esplicitamente la Uil, le falle nei sisteni di controllo, ma anche l’irresponsabilità che ancora qualcuno tra noi cittadini ha di fronte al rischio di diffondere il Covid.
Racconta Lieti: «Venerdì scorso una persona infetta si è presentata davanti all’operatore dello sportello del distretto di via Bassa Tambura; sabato mattina ne è arrivata una seconda, che avrebbe dovuto essere in quarantena in attesa del tampone del marito. Se questi sono i protocolli allora stiamo freschi».
Dopo i 5 positivi ad Aulla e i 3 dello sportello al Noa, ecco dunque altri due casi al limite che mettono a rischio la salute dei lavoratori della sanità. Stavolta, è successo allo sportello di prenotazione del distretto di via Bassa Tambura a Massa. «Venerdì una persona, residente fuori comune, è arrivata tranquillamente al distretto senza alcun problema. Aveva fatto il tampone e non riusciva ad avere il risultato. Si è presentato all’ingresso dove è stato subito respinto perché aveva la temperatura alta. E fin lì sarebbe stato tutto quasi in regola, pur sapendo che l’esito dei tamponi non può e non deve essere richiesto agli sportelli o ai distretti ma solo online o tramite il medico di famiglia», ricostruisce ancora l’esponente della Uil.
Ad ogni modo, questa persona non si è arresa. Si è allontanata ed è tornata poco dopo. «Magari si era passata del ghiaccio in fronte – continua Lieti – fatto sta che il termoscanner probabilmente ha fallito la misurazione e l’uomo è stato fatto entrare. E poi si è scoperto allo sportello che era positivo. È saltata ogni regola, è fallito in questo caso il protocollo attuato a cui fa riferimento l'Asl nella risposta ai miei interventi precedenti e alla email inviata».
Sabato mattina è ancora la testimonianza di Lieti, ancora un'altra vicenda paradossale. «Una signora si è presentata al distretto di Massa per disdire un appuntamento preso in precedenza. Temperatura in regola, niente da dire. Peccato che suo marito si trovasse in casa in attesa del tampone, convivente possibile positivo. Tutto giusto per il protocollo ma è evidente che il sistema ha delle falle».
Lieti mette nel mirino tutte le procedure dell’Asl che hanno dimostrato di non funzionare, come in questi due ultimi casi: «Soprattutto non funzionano perché allo sportello, a rischiare in prima persona con l’utenza sono dipendenti di cooperative che si possono difendere con una misera mascherina chirurgica mentre il personale sanitario è bardato, giustamente, di tutto punto, dalla testa ai piedi. Senza contare che le barriere parafiato continuano a essere troppo basse – conclude Lieti –. Chiediamo se è possibile avere procedure più rigide e chiediamo di fornire ai lavoratori delle cooperative gli stessi dispositivi di protezione dei dipendenti dell’Asl». —
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