«Vorrei tanto ringraziare la dottoressa che mi ha confortato in terapia intensiva»
L’appello di Licurgo Chiappini a “Il filo rosso”. Con la nipote Caterina è stato protagonista di uno speciale su Rai 2
Licurgo Chiappini, 84 anni, ha fatto un appello alla dottoressa, a quella che gli ha tenuto la mano nei giorni più difficili del suo ricovero per il Covid nello scorso febbraio. Una richiesta lanciata direttamente dalla seconda puntata de “Il filo rosso”, programma di Rai2, in onda il sabato pomeriggio, condotto da Paola Perego.
Un “filo rosso” fatto di amore tra nonno e nipote, per una storia anticipata dal Tirreno negli scorsi mesi che aveva raccontato in un paio di articoli di nonno Licurgo e della nipote Caterina Ribolini, 31 anni. Di loro, di quelle settimane dure con il “suo” nonno ricoverato per via del virus; giorni interminabili fatti di attese e speranze – fuori dall’Ospedale delle Apuane per non lasciarlo mai solo –, paura e amore, telefonate e un lieto fine che Caterina ha voluto tradurre in un tatuaggio con i nonni, Licurgo e Gloria, da giovani, indelebili sulla sua pelle. «Quest’esperienza del Covid mi ha confermato ancora di più cosa i miei nonni rappresentano per me. La mia passione per i tatuaggi mi ha portato a fissare ogni momento decisivo della mia vita. Tutto quello che sono diventata è per lui, perché se non fossero i miei nonni io li sceglierei come amici», spiega Caterina su Rai2, vicina a nonno Licurgo davanti a un camino.
Poi i due riavvolgono il nastro della vicenda, come abbiamo scritto. L’ambulanza che arriva a casa in serata, la febbre alta, «io, mia mamma e mia zia dietro all’ambulanza con la macchina; sono rimasta fuori perché l’idea di lasciarlo solo era straziante, quando poi nei giorni successivi ho sentito al telefono la sua voce è stata un’emozione unica», sottolinea.
Poi parola al protagonista per descrivere quei giorni duri. «Il Covid è tremendo. Mi hanno portato nelle camera 17, quella dei caschi con i ventilatori, per intenderci. Il mio compagno di camera stava molto male. ..». Così male, ricorda il carrarese, che un pomeriggio è stato necessario l’intervento dell’equipe medica. «Una delle dottoresse mi teneva la mano e mi ha detto: “Mi dispiace, ti abbiamo fatto vedere uno spettacolo così triste. Mi sono sentito allargare il cuore, queste parole da questa donna. Non so nemmeno il nome, la vorrei rivedere, baciarle le mani, perché per me è stata una luce nel buio». Una luce conquistata poi con la forza, pensando alla famiglia, alla passione per la lirica (in studio l’omaggio-sorpresa con tanto di “Nessun dorma” del tenore Luca Micheli).
E la chiosa di Chiappini dedicata al personale sanitario e alla speranza: «Voglio ringraziare tutto il personale dell’ospedale. Quando mi hanno dimesso erano tutti a farmi festa, li avrei abbracciati uno a uno. Ho provato su di me il virus, quest’estate ho sentito e visto troppe cose brutte, come “le mascherine non servono”; ecco, farebbero meglio a sentire anzi quei dottori che sono sul campo, magari senza strumenti necessari per proteggersi o soccorrere le persone bisognose. I nostri dottori stanno compiendo un grande lavoro con sacrificio, di fronte a un nemico nuovo. Si muore davvero di Covid, però si può riuscire a guarire». —
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