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Giovanna, 20 anni in Oncologia e l’emozione della pensione

A. p.
Giovanna, 20 anni in Oncologia e l’emozione della pensione

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carrara

Nulla è impossibile se c'è amore e amicizia, e nulla può fermare le azioni belle, quelle che fanno commuovere, neppure il Covid. Proprio come nel caso di Giovanna Pucci (67 anni) l'Oss del reparto di oncologia di Carrara andata in pensione (dopo 20 anni di servizio) proprio in questi giorni. La sua è una storia di quelle fatte di amicizia e solidarietà, di quelle che solo nel reparto di oncologia sono capaci di realizzare. Giovanna ha perso il marito Gerardo quattro mesi fa. Ad ucciderlo è stato un tumore. Giovanna e Gerardo stavano progettando le nozze (prima della terribile malattia), sognavano di coronare il loro sogno d'amore con una crociera. Ma poi tutto è precipitato e le nozze sono diventate il loro ultimo pensiero. Non per il reparto di oncologia però, in particolare per la caposala Roberta Crudeli, che in tutta fretta gli ha organizzato il matrimonio a palazzo civico e assieme ad un'infermiera si è presentata a sorpresa per fare da testimone: «vorrei ringraziare pubblicamente tutto il reparto di oncologia - racconta Giovanna - in particolare la caposala Crudeli che ha organizzato il mio matrimonio e a sorpresa l'ho trovata ad aspettarmi con una collega per farci da testimoni. E al mio ritorno in reparto ho trovato un mazzo di fiori. Io e mio marito Gerardo volevamo sposarci, magari dopo la pensione e andare in crociera. Ma non l'avevo detto". Insomma, ad oncologia hanno intuito questo desiderio e lo hanno realizzato prima che fosse troppo tardi. Giovanna ha iniziato a fare la Oss venti anni fa in oncologia, dopo dopo aver girato vari reparti ha trascorso nove anni alla dialisi, per poi tornare a casa: ad oncologia. Perché per Giovanna quel reparto è proprio come una casa: "sono in pensione da due giorni e già mi mancano tutti. In pensione ci sono andata malvolentieri perchè quel reparto per me è una grande famiglia. Durante la malattia di mio marito ci sono stati tutti vicini. Come lo fanno per tutti i pazienti. Infermieri e infermieri da quando c'è il Covid non si fermano mai, a volte neppure per bere un bicchiere d'acqua. la caposala è meravigliosa e lo sono tutti i medici e le mie colleghe. La cosa che contraddistingue questo reparto è la grande umanità. La parte più difficile è quando nonostante tutti gli sforzi messi in campo non riesci ad aiutare il paziente. E' desolante. Anche io come Oss ho sempre cercato di dedicarmi ai pazienti, cercando di capirli e di fare amicizia, di farli sorridere. Per ognuno serve una strategia e lavoriamo tutti assieme per farli aprire perchè a volte anche un pianto può far bene. Non tutte le persone sono ottimiste e quindi cerchi di farcele diventare, altre ci dicono a noi quello che noi vorremo dire a loro. Creiamo un'armonia, che dopo la terribile esperienza del Covid manca. Mancano gli abbracci, lo stringere la mano, il mostrare i sorrisi o farli nascere. Perché quando una persona ti sorride tu ti riempi di gioia e dici ce l'ho fatta. Io ho sempre usato il buonumore. Il Covid ci ha tolto tutto questo. Adesso la priorità è impedire a questi pazienti di essere contagiati, quindi si devono adottare tutti i protocolli". Giovanna non vece l'ora che passi tutto: "spero finisca tutto il prima possibile perchè voglio tornare a prendermi cura dei pazienti oncologici, magari con qualche associazione di volontariato. Questa è la mia vita". —

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