Il presidio
Accademia di Carrara, l'ex presidente Caffaz: «Il direttore Massari? L’incompatibilità era lapalissiana»
E aggiunge: «Disinteresse del Miur rispetto alle problematiche dell'Accademia e tendenziale sostegno dell'amministrazione all'attuale governance»
Carrara
Dal “rischio accorpamento” da scongiurare al Miur, passando per il numero degli iscritti e gli scenari. Ex consigliere comunale, direttore di Tele Toscana Nord, imprenditore, dal 2009 al 2015 Simone Caffaz è stato il presidente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. E allora partiamo proprio dal fatto che l'istituto è finito al centro delle cronache dopo la relazione del Mef ripresa dai due esponenti del centrodestra carrarese.
Caffaz, lei con oltre sei anni di mandato è stato il più longevo presidente dell'Accademia dal dopoguerra a oggi. Che effetto le fanno le ultime vicende?
«Non amo il reducismo, quindi non mi faccio mai vedere in Accademia e ne parlo sempre poco. Sulle questioni giudiziarie non mi esprimo, dovrà essere la magistratura a chiarire. Sul direttore posso esprimere lo stesso concetto che manifestai agli insegnanti quando ero ancora presidente e cominciava a circolare la voce di una possibile candidatura di Luciano Massari: l'incompatibilità tra il suo ruolo di dipendente pubblico e amministratore di una società privata era lapalissiano e non l'ha visto solo chi non l'ha voluto vedere. Di lì sono derivati buona parte dei problemi di cui si sta discutendo oggi».
Ma com'è cambiata l'Accademia dalla sua uscita di scena a oggi?
«In un periodo già caratterizzato da scarse risorse economiche, noi avevamo cercato di portare l'Accademia nel terzo millennio. Valorizzando la sua storia, si pensi al restauro della parte più importante della gipsoteca che la città aspettava da un secolo, ma proiettandola nella contemporaneità: per fare alcuni esempi, l'isola robotica con scanner 3d che fummo la prima scuola d'Europa ad acquistare e che svolgeva una funzione formativa, ma serviva anche per reperire risorse; il quinquennio di restauro lapideo abilitante all'esercizio della professione, il dipartimento di multimediale che era diventato un punto di riferimento almeno nazionale. Rivoluzionammo anche le strutture: dotammo l'Accademia delle due sedi distaccate della Padula e dell'ex giudice di pace in modo gratuito e attraverso due convenzioni con il Comune. Predisponemmo il progetto di messa a norma di Palazzo del Principe e riuscimmo a ottenere finanziamenti e realizzare opere per circa un milione di euro. I risultati di questo lavoro furono conseguenti sia in termini di iscritti, che passarono da 540 a 900, che in termini di efficienza e efficacia dell'amministrazione. Ho in questo momento davanti a me la relazione del nucleo di valutazione che il ministero fece un mese prima della conclusione del mio mandato e c'è scritto testualmente che “l'Accademia è stata amministrata nel migliore dei modi possibili”».
Quindi, secondo lei, cos'è accaduto dopo?
«Cos'è accaduto non lo so, constato che soprattutto negli ultimissimi anni il percorso virtuoso è stato interrotto, l'idea culturale e formativa che avevamo dell'Accademia non esiste più e mi viene riferito che, anche il numero degli iscritti, è tornato quello dei momenti di più acuta crisi dell'istituto».
Da addetto ai lavori: si può davvero concretizzare un rischio di accorpamento con l'Accademia di Belle Arti di Firenze con una pronosticabile, nel caso, perdita di peso specifico dell'istituto carrarese?
«Sinceramente non lo so. Temo che, dopo il Covid, andremo incontro a un generale taglio delle risorse per i servizi pubblici e quindi a un ulteriore accorpamento delle strutture. Se tra due anni l'Accademia di Carrara avrà gli stessi numeri e le stesse problematiche non rimarrei stupito da una proposta di accorpamento. È tuttavia un'ipotesi che tutti, nei limiti delle proprie possibilità, dobbiamo impegnarci a scongiurare».
Sei mesi fa la lettera, sua e di altri tre ex presidenti dell'Accademia, al sindaco. In questi mesi cosa è cambiato, i punti richiesti sono rimasti intatti?
«Premetto che parlo a titolo personale perché mi avete interpellato e non a nome degli altri ex presidenti. Di nuovo mi sembra che ci sia stata solo la ratifica con riserva della nomina del direttore da parte del ministro Gaetano Manfredi. Mi limito a constatare quello che vedo: un generale disinteresse da parte del Miur rispetto alle problematiche dell'Accademia e un tendenziale sostegno dell'amministrazione comunale all'attuale governance».Luca Barbieri
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