Il Tirreno

il business dei rifiuti 

Via libera a Reti Ambiente Spa maxi contratto da 15 miliardi

claudio figaia
Via libera a Reti Ambiente Spa maxi contratto da 15 miliardi

Arriva il gestore unico della raccolta della spazzatura nella Toscana del nord Ma Asmiu di Massa e Nausicaa di Carrara entreranno soltanto a inizio 2022

3 MINUTI DI LETTURA





massa carrara

Dopo la sanità, dopo gli acquedotti, dopo il trasporto pubblico, anche la gestione rifiuti diventa cosa “comprensoriale”. A occuparsi del maxi business della raccolta e smaltimento della spazzatura urbana nei 100 Comuni delle provincie di Massa Carrara, Livorno, Pisa e Lucca – oltre 3 miliardi di euro in 15 anni, è il valore stimato del contratto di servizio – sarà, da quest’altyranno, Rete Ambiente, società per azioni a capitale interamente pubblico (i soci sono i Comuni stessi).

La macchina per l’avvento dell’era Reti Ambiente è ormai partita. Dopo anni di discussioni, stop&go polemiche l’Ato, ovvero l’Autorità Territoriale di Ambito Toscana Costa ha finalmente detto sì all’affidamento a Reti Ambiente del ciclo integrato dei rifiuti urbani nel territorio della Toscana del Nord. Qualche giorno prima, il 13 novembre, l’assemblea di Retiambiente, con oltre l’85% dei voti favorevoli, aveva deliberato la configurazione della società come soggetto pubblico “in house providing”, candidandola a ricevere l’affidamento diretto da parte dell’Ato. E martedì scorso (il 17) è stato siglato, tra il Cda di Reti Ambiente e l’ Ato contratto di servizio miliardario: matrimonio celebrato. RetiAmbiente SpA inizierà a svolgere il suo servizio dal 1° gennaio prossimo. È la fine della frammentazione nel campo del trattamento dei rifiuti che segna da decenni il territorio apuano? No, o non ancora. Per l’Asmiu di Massa e Nausicaa Spa di Carrara (e per Aamps di Livorno), l’ingresso in RetiAmbiente spa è differito al 2022. Per la Gea in Garfagnana, al 2025, e per Sistema Ambiente di Lucca addirittura al 2029. Come dire: una rivoluzione sì ma al rallentatore. I gestori sopravvissuti, tuttavia, dovranno in questi anni operare di concerto con RetiAmbiente spa, e in coerenza con gli obiettivi di efficientamento della raccolta e del recupero di materia così come programmate dall’Ato Toscana Costa.

La sigla del contratto di servizio, comunque, anche se così condizionata e limitata, segna un passaggio importante per il territorio, una svolta che, va nella direzione – ci si augura – di una «evoluzione industriale, nel panorama dell’economia circolare», come rileva il Cda della società, a conclusione di un percorso in cui è stata importante anche la spinta delle direttive comunitarie recepite dall’Italia, per una sostenibile, efficiente ed economica gestione del ciclo dei rifiuti.

Nella lunghissima discussione sulla configurazione della società comprensoriale erano sul tavolo tre opzioni: la gestione diretta (come per esempio avviene in Lunigiana), l’affidamento del servizio ai privati (suiccede in molte partiu d’Italia), una società in house providing, cioè partecipata dai Comuni, ma di diritto privato. Si è scelta, alla fine, quest’ultima formula. «La scelta peggiore», hanno tuonato sette sindaci del centrodestra della Lunigiana, che paventano scadimento del servizio, aumento delle tariffe e in un impeto collettivistico sostengono una forma di gestione diretta.

«Scelta virtuosa», hanno ribattuto sette sindaci del centrosinistra sempre in Lunigiana, convinti – secondo la linea: pubblico è bello, ma con forme di gestione privata) che la nuova società «consentirà di unire la finalità pubblica e sociale con quella tecnico operativa privatistica della conduzione, consentendo significativi investimenti».

Di sicuro, non subito, ma sarà così, le aziende locali dei rifiuti così come le conosciamo, spariranno. —

claudio figaia



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino