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«Nuovi argini del fiume Frigido, progetto da rivedere»

«Nuovi argini del fiume Frigido, progetto da rivedere»

Il commento e gli spunti dell’ingegner Roberto Vercelli «La Regione non sa che il suo alveo finale è mobile»

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Alcune considerazioni dell’ingegner Roberto Vercelli, riguardo al progetto del muro sul fiume Frigido, che in questi giorni è tornato, a quanto pare, di moda.

«Da quanto risulta dai pochi atti disponibili- inizia Vercelli- sembra che non si prenda nella dovuta considerazione un fatto di valore essenziale, cioè che il fiume Frigido non ha un letto fisso, ma il suo è un alveo mobile a valle per l’afflusso di materiale solido. Nei recenti articoli sull’argomento si parla di insabbiamento della foce: si dà cioè l’impressione, sbagliando, che siano le sabbie marine ad insabbiare la foce; ma non è così, perché a chiudere la foce sono le ben più pericolose ghiaie dei ravaneti di cava che sono scesi e continueranno a scendere a valle piano piano, ma inesorabilmente nei prossimi anni, tantoché tutto l’alveo, da monte a mare sarà invaso sempre più da quelle ghiaie. La soluzione progettuale che non tiene conto di questo aspetto sarà inesorabilmente superata in pochi anni. Oltre a provocare la chiusura della foce- continua l’esperto- queste ghiaie provocano soprattutto un innalzamento artificiale del fondo del fiume e per questo una riduzione della portata massima potenziale, in ragione cubica della loro altezza. Quindi il parametro essenziale, colpevole di non far passare la portata massima presunta, non è la larghezza tra gli argini, bensì l’insufficiente altezza dell’alveo. Le ghiaie presenti in alveo, inoltre, sono anche la causa di un grave errore progettuale, cioè la valutazione della portata massima ammissibile. Infatti, la misurazione delle sezioni fatta qualche anno prima del progetto ha rilevato dati che non sono più attendibili alla data dei lavori (e ancor meno lo saranno negli anni a venire) e soprattutto tali dati falsati invalidano ogni tesi risolutiva. Quindi, se la determinazione delle altezze d’argine e delle larghezze di alveo risultano affette dall’errore dell’alveo reso mobile dalla portata solida delle ghiaie, significa che il progetto che ha omesso di considerare come preponderante l’aspetto dell’alveo mobile è un progetto sbagliato. Ancor più sbagliato perché non colpisce le cause del fenomeno, e produrrà solo opere inutili che dovranno essere accresciute nel tempo, almeno finché continuerà la discesa dei ravaneti al mare. Quindi la soluzione primaria contro le esondazioni del fiume Frigido è l’arresto della portata solida, fatto che non può essere né trascurato né omesso nella progettazione di una soluzione seria e duratura»

«E’ indubbio- continua sempre Vercelli- che il fenomeno è di recente formazione, perché prima alla foce c’era solo sabbia che veniva spostata facilmente. Ma, dato atto che il consolidamento di argini in terra è sempre ragionevole, la soluzione primaria per impedire le esondazioni del Frigido è però quella di dragare l’alveo di valle e di intercettare l’afflusso della portata solida verso valle. In effetti un tentativo di intercettare tale portata solida fu fatto dal Genio Civile anni fa, quando fu posata una traversa in cemento armato di un paio di metri di altezza, nei pressi dell’autostrada, ma tale opera risulta oggi sepolta dalle ghiaie, ed ha terminato la sua funzione perché nessuno ha provveduto a ripulirla perché continuasse la sua funzione. Certamente un materasso di ghiaie di almeno due metri di altezza, per di più di natura artificiale, è una misura che non può essere trascurata da nessun progetto. Nessuna preoccupazione di danno ecologico può essere addotta riguardo all’asportazione di ghiaie, perché non bisogna dimenticare che le sezioni del fiume a valle della Stele sono tutte artificiali, realizzate dall’uomo per eliminare le paludi e la malaria, e che l’afflusso delle ghiaie dai ravaneti è anch’esso un fenomeno artificiale provocato da vecchie pratiche di escavazione, realizzate dall’uomo per saccheggiare la montagna. Senza asportare tempestivamente le ghiaie, dato che una bomba d’acqua può venire in ogni inverno; senza ricondurre l’alveo alla sua quota naturale, cioè quella precedente all’afflusso delle ghiaie provenienti dai ravaneti, insomma, senza considerare l’aspetto dell’alveo mobile e della portata solida, ogni soluzione risulterà provvisoria e inaccettabile, con spese non giustificabili dalla ragionevole etica professionale ed intellettuale» —

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