Il Tirreno

Massa

Ristoratori, istruttori, bar e anche gli artisti in piazza

Alessandro Tabarrani
Ristoratori, istruttori, bar e anche gli artisti in piazza

Partecipata la manifestazione di protesta delle categorie più colpite. L’appello: «Fateci lavorare almeno fino alle 20, per non morire»

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Una manifestazione composta, pacata e senza eccessi. Ieri pomeriggio, in piazza Aranci, titolari di pasticcerie, bar, ristoranti e palestre si sono ritrovati per protestare contro il lockdown parziale del Governo che li colpisce direttamente al cuore.

Si tratta di un appello nel quale gli esercenti chiedono di modificare, almeno in parte, il noto Dpcm che stabilisce la chiusura alle 18 per bar e ristoranti, senza considerare la seconda chiusura, nel giro di pochi mesi, imposta alle palestre. «Questa è una protesta contro dei provvedimenti ingiusti - ha dichiarato Pier Antonio Dell’Amico, titolare della storica palestra Gymnasium- Le palestre vengono chiuse non perché rappresentano un pericolo, ma perché sono considerate non essenziali. Non contiamo nulla, per chi ci governa l’attività fisica di milioni di italiani è considerata non essenziale. Abbiamo investito tempo, denaro e professionalità per mettere in sicurezza i locali, e i controlli effettuati nei giorni scorsi hanno dimostrato che le palestre sono sicure. Chiediamo una immediata riapertura perché questo periodo di chiusura ho paura che durerà molto tempo con tutte le conseguenze che ne deriveranno. Tutto questo è una lesione alla libertà delle persone».

Alle parole di Dell’Amico si aggiungono quelle di Dario Mansani, titolare della pasticceria “Primavera 78”: «Protestiamo perché con questi provvedimenti si registrano perdite importanti a livello di fatturato. Personalmente chiedo al Governo di non farci chiudere alle 18, perlomeno alle 20 come si chiudeva prima». È poi la volta di Giulio Milani, uno degli organizzatori della manifestazione: «Vogliamo aprire un discorso sulla situazione che stiamo vivendo- spiega- Sembra che il Governo abbia preso una traiettoria seguendo anche quanto accade a livello internazionale in vista di un secondo lockdown. Questo aspetto fa paura. Gli esercenti hanno rispettato i protocolli spendendo risorse ed è strano che si dia la responsabilità di questa situazione ai cittadini. In questo modo sembra che si voglia far sopravvivere solo i più forti con le fasce più deboli che vengono asfaltate. Crediamo che vengano adottate delle soluzioni alternative come accaduto in altri paesi». Alla manifestazione di ieri erano presenti anche artigiani e artisti come Massimo “Pugno di fuoco” Minucci che svettata su tutti dall’alto dei suoi trampoli: «Protesto perché gli artisti sono stati completamente dimenticati dallo Stato - ha detto Minucci - Vorremmo che invece ci venisse data un minimo di considerazione». «Non ho più potuto riaprire la mia attività dopo la prima chiusura - ha sottolineato l’artigiano, Carlo Lamperti- Costruivo le case in bioedilizia e avevo un negozio di cornici, ma le troppe spese che si sono accavallate non mi hanno permesso di continuare. Vorrei riaprire perché il mio mestiere lo faccio da ventisette anni e oggi l’Italia dovrebbe riaffidarsi agli artigiani, ricchezza per il paese».

Non se la passano bene neppure i ristoratori come Marino Balloni del ristorante “Emozioni a Massa”: «Chiudere un ristorante alle sei - ha ribadito Balloni - è come farlo chiudere definitivamente. Abbiamo rispettato tutte le prescrizioni e farci chiudere alle 18 significa farci morire». Le proteste continueranno anche nelle prossime settimane —


 

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