Il Tirreno

Operaio di 36 anni muore sotto a un silos pieno di marmettola

Libero Red Dolce
Operaio di 36 anni muore sotto a un silos pieno di marmettola

Nicola Iacobucci, di Montignoso, da tre giorni lavorava nel cantiere di Luni La sua azienda era la terza subappaltante per la dismissione di una segheria

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Luni

Con un contratto da operaio manovratore, 25 ore a settimana, Nicola Iacobucci, 36 anni, è partito ieri mattina dalla sua casa di Montignoso per fare il suo nel cantiere in via Sette Quartieri, a Ortonovo, dov’aveva iniziato da qualche giorno. Lì, sul cestello al limite di un braccio di una piccola gru, stava lavorando sotto a un silos pieno di marmettola. Il grosso recipiente in metallo, appesantito dal materiale e probabilmente sollecitato dai lavori, ha ceduto di schianto, sotterrando Iacobucci. Quasi immediatamente si è capito che per lui, sotto a tutto quel materiale, non ci sarebbe stato nulla da fare.

L’incidente è avvenuto ieri all’incirca verso le 14, pochi minuti dopo il 118 di La Spezia ha attivato i mezzi di soccorso mandati sul luogo.

A dare l’allarme sono stati i compagni di lavoro di Iacobucci, amici oltre che colleghi. Sembrava impossibile a tutti però che sotto a quelle macerie potesse esserci qualche speranza per l’operaio.

Dalla ricostruzione fatta sul posto gli operai stavano segando il silos dalla radice, per poi spostarlo. A quel punto, la pressione della marmettola contenuta all’interno ha con tutta probabilità fatto sì che la struttura collassasse sotto al peso del materiale.

C’è però da accertare che tutte le procedure della sicurezza sul lavoro siano state rispettate. Su questo stanno lavorando i carabinieri, intervenuti insieme alla polizia, oltre che i vigili del fuoco e l’ispettorato del lavoro. Più di dieci i mezzi delle forze dell’ordine presenti.

Attoniti, i compagni di lavoro sono rimasti attorno al silos che ha sepolto il loro compagno di lavoro. Poi, qualche minuto dopo la tragedia, sono arrivati anche i familiari di Nicola Iacobucci. La moglie Barbara, sconvolta, insieme ai parenti che si fanno coraggio. C’è un gran rumore di macchinari intorno, quasi copre le voci. Nei loro volti tutta l’assurdità di questa morte.

È difficile avere informazioni sull’accaduto, chi c’era non aveva troppa voglia di raccontare. A un certo punto un compagno di lavoro di Iacobucci si lascia convincere: «Era da tre giorni che eravamo qua. Dovevamo togliere la marmettola ma è crollato il silos», racconta. Poi una pausa. Lunga. « Sono crollati i pilastri sotto, lui, Nicola, era sul cestello di protezione. Nono stava facendo niente, stava scendendo per poi domani mattina (oggi per chi legge, ndr) iniziare il lavoro vero», racconta. Era vicino al silos, quando è crollato. Insieme a lui, un altro operaio e Iacobucci.

Dietro al lavoro da part-time verticale di Iacobucci, alle sue 25 ore settimanali per campare, c’è una filiera più vasta e importante. Che di subappalto in subappalto termina sotto la marmettola di quel detrito. Dura le denuncia di Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil arrivato sul posto: «Il committente dei lavori è Simonelli, imprenditore del marmo. Doveva risistemare la segheria, per lavorare in sicurezza i silos vanno ancorati, ci sono gru e macchinari di un certo tipo. Si è cercato invece di risparmiare. Così ha dato in subappalto a Guastini Rossana che ha passato il subappalto a una ditta, la Sada. E alla fine alla progetto Santena. Tre subappaltanti e in mezzo c’è rimasto il morto». —

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