«Lezioni via internet a chi è in attesa dei tamponi»
La distanza fra l’effettuazione del test e il risultato fa perdere ai ragazzi giorni di scuola che diventa sempre più difficile recuperare
montignoso
All’istituto comprensivo Giorgini di Montignoso gli studenti devono sottoporsi a tamponi orofaringei ogni qual volta si presenti un sintomo influenzale, che sia un colpo di tosse o uno starnuto. In attesa dei risultati devono stare a casa, ma senza poter accedere alla didattica a distanza. Qualcuno potrebbe chiedersi dove sta la novità: di questi tempi le precauzioni non sono mai troppe, specie dentro le scuole; risulta quindi facilmente comprensibile la direttiva scolastica che mira ad isolare fin dal principio un possibile vettore di contagio e che non si discosta molto dalle linee guida generali. Il problema però riguarda quel lasso di tempo che intercorre tra la richiesta del tampone e la comunicazione dei risultati: in quel frangente l’interessato deve restare a casa, e non può seguire la lezione in contemporanea con i compagni. Inoltre, capita non di rado che un bambino o una bambina abbiano dovuto fare più tamponi nel giro di pochi giorni. A raccontarlo è un genitore, fattosi interprete del disappunto generale: «Con le regole interne alla scuola i bimbi anche con un semplice raffreddore, o colpo di tosse in tutta la mattina, devono restare a casa, e sottoporsi ad un tampone. Nei giorni scorsi mio figlio ha fatto il secondo tampone nell’arco di un mese, ma altri compagni ne hanno fatti tre, quattro, addirittura cinque. I tempi per averlo, tra risposte ed esecuzione, sono 4 o 5 giorni, quindi capirete bene che la settimana scolastica viene persa». Il biasimo del genitore non riguarda tanto questa doverosa necessità, piuttosto la mancanza di strumenti che consentano il proseguimento delle lezioni: «Abbiamo chiesto la didattica a distanza per quegli alunni che non possono frequentare la scuola . Nella riunione precedente l’inizio scolastico siamo stati rassicurati che in quel caso si sarebbe attivata la Dad (didattica a distanza), ovvero in classe ci sarebbe stato un computer, che con telecamera e microfono avrebbe ripreso la maestra, così che l’alunno a casa fosse “virtualmente” in classe». Tuttavia, prosegue, «questo non avviene, in quanto a detta delle maestre non hanno né il materiale, quindi i computer, né tempo e personale per poter eseguire questa didattica a distanza. La soluzione è che il pomeriggio viene caricato sul registro elettronico il lavoro svolto in mattinata, ovvero caricano una foto fatta con il cellulare e il bimbo deve ricopiare quella scheda sul quaderno, in genere 1 o 2 schede il giorno per tutte le materie. Capirete a questo punto il mio dissenso, in primis perché per un semplice raffreddore non è possibile fare ogni volta un tampone, andando ad intasare un sistema già precario, secondo perché non è ammissibile che non ci sia una didattica a distanza che funzioni». —
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