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Nove anni fa l’alluvione: una ferita aperta
Aulla è stata trasformata da quel pomeriggio di terrore del 2011 e le due vittime uccise dal fango attendono ancora giustizia
AULLA
Oggi sono trascorsi esattamente nove anni dalla tremenda alluvione del 25 ottobre 2011. Tutti, proprio tutti ad Aulla, ricordano quell’onda scura, appiccicosa di un fango maledetto che ti portava giù, salita con inaudita violenza dal fiume Magra. E poi il buio. Il terrore della notte più lunga per Aulla dal dopoguerra ai giorni nostri. Era il pomeriggio inoltrato di un martedì e l’alluvione portò morte e distruzione. Le vite di due persone vennero soffocate nella spietata miscela di acqua e fango, quelle di Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi. La prima, 78 anni, trascinata con la sua auto in un parcheggio di via Resistenza; il secondo, 60 anni, annegato all'interno del suo garage fra viale Lunigiana e via Resistenza. Morti che attendono ancora giustizia, visto che il processo in corso a Massa, nella più consolidata tradizione italica, non ha ancora emesso la sentenza di primo grado.
E soltanto il caso e l’eroismo di alcuni, che misero in salvo tante persone, impedirono che i morti fossero molti di più. Perché quel pomeriggio fra le 18 e le 19, l'inferno scese sulla terra ad Aulla. Con il fango che invadeva tutto. Un argine che pareva di cartapesta che collassò; pochi minuti dopo fece la stessa fine il ponte di Stadano. Attività commerciali completamente distrutte. Persone che rischiarono la propria vita per salvarne altre, ma anche nel tentativo di mettere al sicuro le proprie cose, in particolare le auto. Il tutto mentre la corrente elettrica se ne andava e si faceva largo il buio di una delle notti più lunghe per Aulla. Si sentiva soltanto dal rumore degli antifurto delle auto sommerse dall'acqua e accartocciate una sopra l’altra. Ma quello che atterriva di più erano le grida di chi urlava i nomi dei propri cari nell'oscurità, uno dei ricordi che fa maggiormente accapponare la pelle. Un altro dei ricordi che toglie il fiato è la visione dei giochi di plastica dei bambini che galleggiavano nel cortile della materna di via Resistenza. Meglio tenere lontano il pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se il Magra avesse rotto gli argini al mattino.
Da quel giorno Aulla ha cercato faticosamente di risollevarsi, con i suoi eroici commercianti che hanno quasi tutti rialzato le saracinesche. I ragazzi delle scuole medie, però, sono usciti dalle aule-container in cui erano costretti solo lo scorso anno. Più fortunati, se si può dire, i bimbi delle elementari, rientrati in un edificio scolastico “vero” all’inizio dell’anno scolastico 2017/2018. E poi c’è il nuovo argine sulla sponda sinistra del Magra, che svetta altissimo su viale Lunigiana. Un argine che assolve al compito di proteggere Aulla da future piene del fiume ma che è un pugno nell'occhio dal punto di vista visivo, anche se sarà abbellito con un po’ di verde per mitigarne l’impatto. Uno squarcio di bellezza è dato dal belvedere, intitolato alla canzone "Smisurata preghiera" di Fabrizio De Andrè, che ha preso forma alla confluenza fra il Magra e il torrente Aulella. —
Gianluca Uberti
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