Il presidio
Oggi scendono in piazza i “No Cave” Cgil, Cisl, Uil: lapideo sì ma sostenibile
L’appuntamento dopo settimane di polemiche e tensioni con gli Industriali. I sindacati aprono al dialogo con gli ambientalisti
carrara
Ci siamo, il giorno della manifestazione, quella tanto discussa, quella che tira in ballo lo stop alle cave, è arrivato. Non ci sarà il maxi-corteo annunciato all’inizio: l'emergenza Covid lo ha fermato. Ma la protesta lanciata dal collettivo Athamanta e a cui hanno aderito decine di associazioni, movimenti, partiti dell'area ambientalista e della sinistra radicale, ci sarà. E si sdoppierà. Un doppio evento, ricalibrato per rispettare le esigenze di sicurezza anti contagio che hanno di fatto rimandato a data da destinarsi il maxi-corteo.
Nessuna bandiera riconducibile a movimenti, partiti e associazioni: saranno letti soltanto i comunicati degli aderenti. Questa l'ultima novità uscita dall'assemblea di Athamanta delle scorse ore. Una manifestazione che appena promossa – con tanto di striscione “Fermiamo la devastazione” – aveva innescato un acceso dibattito: una prima risposta – sempre a suon di striscioni –, poi l'ipotesi (abortita) di una manifestazione “contro” e, ancora, il botta-risposta con i toni ormai surriscaldati. Un mese di tensioni e polemiche che ancora continuano.
Alla fine saranno parecchie le associazioni in piazza per l'evento, almeno dalle previsioni dei promotori: quelle del mondo ambientalista, ma non solo; associazioni, alcuni partiti, movimenti. Con alcuni “no, grazie”, come quello pronunciato dagli organizzatori a Europa Verde, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, per l'appoggio al presidente regionale Eugenio Giani. Ambiente, lavoro, salute, sostenibilità: tanti i macro-temi che si intrecceranno e che la piazza proverà a raccontare, dal suo punto di vista nella sua eterogeneità. La “controparte”, invece, in piazza non ci sarà. La sezione apuana di Confindustria ha affidato una sua ampia riflessione sul tema in una pagina a pagamento sul Tirreno e altre testate; la Lega dei Cavatori ha condensato spunti e perplessità in una lettera rivolta ai cittadini.
Né dalla parte di Athamanta, né in un'ipotetica contro-manifestazione, la sintesi arrivata, invece, dalle sigle sindacali di categoria. Cgil, Cisl e Uil con una nota congiunta) sul lapideo diffusa proprio alal vigilia dela manifestazione, tornano a mettere in chiaro la loro posizione. Mettendo bene in evidenza che è necessario uno sviluppo sostenibile delle cave (cioè di chiuderle neanche) ma anche evitando qualsiasi accenno di critica alla manifestazione di Athamanta & c.
«Le cave di marmo – scrivono i sindacati – sono un bene comune non riproducibile e limitato. Per questo riteniamo necessario promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Nei decenni precedenti in pochi hanno realizzato extra-profitti senza che ciò si sia tradotto in nuovi investimenti o nella valorizzazione delle città di Carrara e di Massa». Poi, spazio ai punti chiave: «È indispensabile valorizzazione il “bene marmo” creando un marchio che garantisca la tracciabilità e la qualità delle lavorazioni da effettuare nel rispetto delle regole, dell’ambiente e della sicurezza. È indubbio che per rendere esigibili gli impegni e le regole previsti dai Piani di bacino sia indispensabile un sistema di verifica della qualità e della quantità del materiale estratto». Tracciabilità, perché, «quello che accade al monte non può essere scollegato da ciò che succede al piano, per questo riteniamo che la filiera corta debba essere il modello principale a cui tendere anche con strumenti incentivanti come quello di garantire blocchi da lavorare esclusivamente in loco», propongono. Le aziende, aggiungono poi, «devono investire per mantenere l’equilibrio tra ciò che si estrae, la durata della concessione e ciò che si può e si deve lavorare in loco. Il marmo, bene non riproducibile, dovrà essere escavato in modalità che prevedano un giusto equilibrio tra ambiente ed estrazione, in un percorso di riordino produttivo compatibile». Questo per coniugare, spiegano, «l'incremento occupazionale, la sicurezza idrogeologica, il rispetto ambientale e la salvaguardia del patrimonio produttivo. Il nostro obiettivo rimane quello di garantire dal bene marmo una redistribuzione della ricchezza con ricadute più ampie per tutto il territorio», sottolineano. Le sigle toccano poi il tema sugli infortuni sul lavoro e sui contenziosi giudiziari, prima della chiosa che auspica la via del dialogo: «Diamo la nostra disponibilità a un confronto con tutti gli attori del territorio, ma anche con il movimento ambientalista partendo dal presupposto che le cave sono un elemento caratterizzante del nostro territorio e della nostra economia». —
luca barbieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
