Il Tirreno

fucilato durante la seconda guerra mondiale 

Lo storico Frediani ricorda il maresciallo Salvia

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massa

Il 23 ottobre 1944, a Casette, trovava la morte il maresciallo Giuseppe Salvia, comandante del nucleo di Pubblica Sicurezza di Massa Apuania. Un episodio dimenticato e ai più sconosciuto, ricordato dallo storico Franco Frediani. Così come riporta Idilio Antonioli, nel suo libro “Sui partigiani di Casette”, Salvia fu ucciso in base alla sentenza emessa da un improvvisato tribunale della formazione partigiana Silvio Ceragioli presieduto dal suo capo indiscusso Enrico Antonioli (Righetto), dal Commissario Enrico Benedetti (Cavallino), da un rappresentante dei partigiani e da tre non partigiani, definiti “seri ed attempati”. La sentenza, spiega Frediani, in base al diario tenuto dalla formazione stessa, fu eseguita da Guido Benedetti (Alfredo). Al momento dell’uccisione Salvia militava nelle file partigiane alle quali aveva aderito per profondi contrasti sorti con le autorità della Rsi. Si era i rifiutato di eseguire alcuni ordini, ritenuti illegali, e in precedenza era entrato in conflitto con le autorità fasciste per aver sorpreso alcuni esponenti in una bisca clandestina, fatto che aveva indotto il Questore a rimuovere Salvia. Al momento del forzato sfollamento dalla città, le autorità Rsi emisero un mandato di cattura che avrebbe comportato la deportazione dell’ufficiale in Germania . Informato di quanto stava per accadere, Salvia e i suoi uomini, si dettero alla macchia unendosi ai partigiani.

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