Il Tirreno

Colpito durante una battuta di caccia Due spari: muore cavatore 40enne

Alessandra Vivoli
Colpito durante una battuta di caccia Due spari: muore cavatore 40enne

Riccardo Serra è stato raggiunto da un proiettile a “palla” alla pancia. Vani i soccorsi. Lascia un bambino di 10 anni

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/ FIVIZZANO

Gli scarponi sono gli stessi. Solidi e pesanti, come quelli usati per andare a lavorare in cava. Ma ieri mattina, quando li ha calzati, Riccardo Serra non era diretto al monte, alla cooperativa Lorano. Era una giornata libera, i monti erano colline, quella della Lunigiana.

Al posto delle bancate di marmo bianco le fronde degli alberi quelli dei boschi di Viano, a Piano di Monzone, nel comune di Fivizzano.

Doveva essere una mattinata di caccia, una battuta al cinghiale. In diciotto in fila lungo i canaloni. Fra loro l’amico di Carrara, Sandro De Marchi. È stato lui uno dei primi ad accorrere quando dalle ricetrasmittenti qualcuno si è accorto di quello che era successo.

Uno dei compagni di battuta, un ottantenne di Equi Terme, intorno a mezzogiorno ha esploso due colpi al passaggio del cinghiale (questa la prima ricostruzione al vaglio degli inquirenti). Uno ha centrato Riccardo, spezzando la sua vita di lavoratore, marito e padre orgoglioso.

Che non ci fosse più nulla da fare i compagni di battuta lo hanno capito subito. Un proiettile esploso a distanza ravvicinata aveva ucciso il cinghiale. Un’altra di quelle “palle” da ottanta grammi di esplosivo aveva colpito Riccardo alla pancia. Era a terra. Privo di sensi. Con gli scarponi ai piedi.

I volontari dell’elisoccorso hanno provato a lungo a rianimarlo. Ma non c’è stato nulla da fare.

Riccardo Serra sabato avrebbe compiuto 40 anni. Viveva a Bonascola, dove era molto conosciuto, con la moglie (titolare di un’agenzia) e il figlio. Una vita semplice, e trascorsa in buona parte all’aria aperta, per lavoro e non solo.

La caccia era una delle sue passioni: era uno di quelli che, nei gruppi, definiscono “esperto”. Gli piaceva andare via in gruppo, nelle zone consentite e in passato, nei tanti anni passati con il fucile in mano non aveva mai avuto problemi. Tante battute, tante giornate passate nei capanni e, subito dopo, tante ore passate a cucinare. Insieme, col gruppo e con gli amici.

Gli piaceva segnare il suo nome nella lista della “battuta” e poi sfilare insieme ai compagni di giornata (per lo più della Lunigiana) e ad alcuni amici, come Sandro, lungo i boschi e i canaloni.

Non era solo la caccia, non era uccidere la preda. C’era tutto un rituale: le merende con gli amici, le cene con le famiglie. Una vita semplice quella di Riccardo dove anche il destino ha avuto la sua parte.

Martedì sera, racconta un amico, era stato chiamato per andare a caccia di fagiani a Parma. Lui ha risposto che ormai era impegnato con la battuta al cinghiale, che ne avrebbero riparlato sabato.

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