Bruschi: impensabile chiudere le cave, riflettiamo sul modello
Carrara
Riccardo Bruschi, a nome di tutto il coordinamento comunale di Forza Italia, scende in campo a favore dei lavoratori del marmo. «Preso atto durante le regionali della posizione dei candidati del movimento 5 stelle per la chiusura delle cave - scrive Fi - siamo oggi spettatori di un preoccupante crescendo di movimenti ambientalisti sulla stessa onda, e forse di stessa matrice. Forza Italia ritiene doveroso che tutta la politica esprima una posizione ferma e chiara in merito, visti i toni estremi e l'imminente organizzazione di manifestazioni. Anzitutto riconosciamo una dovuta considerazione a questo fenomeno - si fa notare - ovvero la necessita di una riflessione sul modello di sviluppo del "mondo del marmo", che sia il meno impattante possibile e che riduca e sfrutti al meglio scaglie, informi e detriti di scarto, evitando sopratutto che questi in caso di eventi alluvionali possano causare danni, e presidiando la pulizia periodica del letto dei torrenti e del Carrione. E' anche nostra convinzione che si debba incentivare la lavorazione in loco tramite la durata delle concessioni e sgravi fiscali alle aziende virtuose, e che si debba convincere chi beneficia di profitti maggiori ad investire in progetti per il rilancio della città».
«Detto ciò - si aggiunge - con assoluta fermezza riteniamo che chiudere le cave sia una idea assolutamente incomprensibile, inpraticabile ed antisociale. Una caccia alle streghe dettata da un malessere sociale. Pensare nell'immediato di poter compensare la chiusura con il turismo od in qualsiasi altro modo è un puro esercizio di fantasia. Il marmo bianco è la ricchezza, la storia e l'orgoglio di Carrara ed un’eccellenza del "Made in Italy". Chiudere le cave vorrebbe dire perdere migliaia di posti di lavoro non solo dei cavatori, di chi commercia, di chi lo lavora, dei trasportatori e dei portuali. E andrebbe a discapito di tutta la collettività carrarese in quanto priverebbe le casse del Comune di un entrata ad oggi di 26 milioni di euro facendolo andare in default finanziario. La vera causa del livore verso il mondo del marmo è proprio che questi soldi non ricadono sulla città, un inganno dei politici che deve essere smascherato e che genera conflitto di classe. Il marmo dunque versa moltissimi soldi ma questi spariscono nel palazzo comunale, la nostra battaglia sarà proprio per restituirli alla città vincolandoli ad una spesa in opere pubbliche, arredo urbano, aiuti di sostegno sociale e ad al finanziamento di un serio progetto di triennale rilancio del centro storico».
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