Il Tirreno

il male diagnosticato in estate 

Si ammala e muore a 24 anni «I genitori non perdano la luce»

Un commovente ricordo del giovane Michele Bonugli, strappato ai suoi  progetti di vita. Mauro Ottonello, un paziente del padre lo descrive bambino, felice e spensierato

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Michele Bonugli è morto a soli 24 anni, stroncato da un male fulminante, una terribile malattia che lo ha ucciso in pochi mesi. I suoi genitori, entrambi medici di famiglia, Daniele Bonugli e Adelina Del Sarto, lo avevano visto ammalarsi la scorsa estate. Una diagnosi che non aveva lasciato grandi speranze; hanno chiesto e mantenuto riserbo per tutto il tempo della malattia del figlio e poi anche per la sua morte. Il funerale si è svolto in forma strettamente privata lunedì mattina. Insomma, Michele se ne è andato in silenzio, come i suoi 24 anni e i suoi progetti di vita.

Un amico, il signor Mauro Ottonello, paziente del dottor Bonugli, ha voluto ricordarlo così, a pochi giorni dalla sua morte: «Ora che la notizia è pubblica- ci dice- posso scriverne, senza violare il desiderio di riservatezza della famiglia. Michele è morto nel suo ventiquattresimo anno di vita, per una malattia che in poche settimane lo ha ucciso. L’immagine che ho di lui in questo momento è quella, risalente a qualche anno fa, di un bambino felice, biondo, bello, sorridente. Amato e amorevole. Non lo frequentavo- continua Ottonello- ma sapevo molto di lui. E conosco da decenni i suoi genitori e so che, oltre che bravi medici, sono persone perbene, di un tipo raro. Sembrano frasi fatte, e spesso lo sono, ma in alcuni casi no, è questo è uno di quei casi. Sono persone su cui potrei giurare. Conoscevo Michele soprattutto da piccolo e so di lui soprattutto in via indiretta. Come? Grazie all’amore da cui è sempre stato sommerso, figlio tanto desiderato e tanto adorato, cresciuto con estrema cura e dedizione, e figlio grato e riconoscente, il figlio che tutti vorrebbero, e due genitori che ogni figlio sogna di avere. Un amore come quello si avverte, potente e stordente, e lo avverte anche chi non è di casa ma solo conoscente o paziente. Lo si sentiva sempre, tanto era forte. Tanto è forte. Eviterò di dilungarmi coi soliti discorsi della morte ingiusta, e di quanto sia innaturale per un padre e una madre sopravvivere ai propri figli. E’ successo tutto in pochi giorni, un fato crudele ha spazzato via una giovane vita e sciupato un amore familiare non comune. Resta il ricordo, vivissimo. Lo so, non è cosa di cui ci si possa consolare, soprattutto adesso. Non ho mai provato quello che adesso stanno provando Adelina e Daniele, ma capisco, intuisco molto bene quello che sentono. Auguro ai genitori di non perdere la luce. Quella luce che li ha resi genitori così bravi e quella luce che hanno saputo dare a Michele. Sarà difficile, lo so. Ogni ulteriore commento apparirebbe vano, e lo sarebbe. Ho voluto scriverne, ben sapendo che comunque non ci sono, né potrebbero esserci, parole adeguate. Ma era giusto dire qualcosa». —

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