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La cassa integrazione aumenta a Sanac e non ci sono certezze sull’acquisizione

Libero Red Dolce
La cassa integrazione aumenta a Sanac e non ci sono certezze sull’acquisizione

L’8 ottobre incontro al ministero tra le parti coinvolte Del Vecchio (Cgil): «Non si può abbandonare la fabbrica»

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massa

110 lavoratori sfibrati, esasperati, «pronti a ogni azione per difendere il loro posto di lavoro», come dice il segretario Filctem Cgil Nicola Del Vecchio. È la situazione degli operai Sanc, che da mesi ascoltano rassicurazioni e invece delle certezze vedono aumentare solo la cassa integrazione. E i timori.

L’unica prospettiva, scorcio di appiglio, è un incontro l’8 di ottobre al ministero dell’Economia e della Finanze. I sindacati premevono da tempo per ottenere la convocazione del tavolo alla presenza dei commissari di Sanac, del governo. E lì si parlerà della seconda prospettiva messa nel binocolo: la scadenza della fideiussione con la quale Arcelor Mittal si è impegnata a prendere Sanac. Si va al 20 novembre.

«Vogliamo chiariti i termini dell’acquisizione se ci sarà e abbiamo quella data di scadenza. Non abbiamo avuto nessun riscontro. E non ci hanno ancora fatto vedere il piano industriale da quando l’offerta di acquisto è stata presentata».

Da quando l’offerta di acquisto è stata presentata, nel maggio 2018, il processo di acquisizione sembrava essere una semplice formalità. Eppure gli operai attendono da più di due anni di scoprire il loro destino. Nel frattempo gli ordini in fabbrica sono diminuiti, anche per effetto della riduzione delle colate nell’impianto ex Ilva a Taranto. E l’incertezza regna sovrana.

«Arcelor Mittal si sta dimostrando un interlocutore assolutamente poco affidabile. Ci sta trattando come tratta tutti i fornitori, ossia pagando a singhiozzo. E ha accumulato svariati milioni di debito con Sanac». Il dato non è preciso, ma si tratterebbe di più di dieci milioni di euro secondo il sindacalista.

«Sanac ha risposto facendo magazzino. Limitiamo le spedizioni fino a quando Arcelor Mittal le commesse che recapitiamo. Così facendo però è un gioco rischioso anche per Sanac: non dà certezza né prospettive», spiega Del Vecchio.

E la cassa integrazione è in scadenza. «Sì, il 31 ottobre scade. C’è stato un ricorso maggiore nelle ultime settimane rispetto ai mesi passati. Finora era stata di circa il 20% a rotazione per tutti i lavoratori. Ora stanno venendo meno alcune commesse, si stanno ritardando gli ordini programmati anche in altre acciaierie. E quest’ultimo fatto è effetto della crisi che sta investendo tutto il settore».

E da ora in poi? «Nell’ultima settimana è salito, ora hanno fatto il piano delle prossime settimane con un reparto che lavorerà più dell’altro. Ma comunque il ricorso alla cassa integrazione c’è ed è marcato». Massa finora rispetto agli altri stabilimenti Sanac aveva avuto un impatto minore dell’ammortizzatore sociale.

A fronte di questa situazione da qui al 20 novembre non si sa cosa accadrà. Tre scenari possibili: Arcelor Mittal conclude il processo di acquisizione (ed è il più inverosimile), oppure proroga la clausola fideiussoria o, il peggiore, che Arcelor Mittal faccia cadere la prororga. E a quel punto si procederebbe a una nuova gara internazionale. «Noi chiediamo impegni da parte del governo, in una partita legata a Taranto. Sette anni fa Sanac è stata tirata dentro a questa procedura e ora non ci si può dimenticare di questa storia e del destino di tutti i suoi lavoratori», conclude Del Vecchio. —

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