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L’addio a Franco Granai esperto e cercatore di minerali del marmo

L’addio a Franco Granai esperto e cercatore di minerali del marmo

Carrara, aveva 78 anni. Il ricordo di Daniele Canali 

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Carrara

È deceduto a 78 anni Franco Granai (foto), che da cavatore con il tempo si è trasformato nel più grande esperto dei minerali del marmo di Carrara, cercati e trovati per oltre cinquant’anni; una ricerca capillare, testimoniata nel libro “Il marmo di Carrara e i suoi minerali”, pubblicato nel 2015 con la Aldus di Daniele Canali. Granai lascia la moglie Paola, i figli Marina e Michele, i nipoti Sophia e Alan, il genero, la nuora; i funerale si è tenuto venerdì 2 ottobre alle 15 partendo dall’abitazione di Santa Croce (Codena), da dove proseguirà per il Santuario delle Grazie (Lugnola) e poi per il cimitero di Turigliano. I familiari ringraziano lo staff infermieristico Adi ed il personale della Pubblica assistenza di Carrara.

Scrisse di lui l’editore ed amico Daniele Canali, in occasione della pubblicazione del libro. «Anni fa conobbi Franco Granai. In una piccola città, ci si conosce tutti, almeno di vista. Lui sapeva che io scrivevo e pubblicavo libri, io che lui era un valente cavatore che ricercava anche le “luzke”. Ci fu subito simpatia, passeggiavamo verso sera, nella via principale, ma lui era il vero mattatore delle nostre camminate: era il mio piccolo maestro che un poco alla volta, mi narrava di un mondo a me e ai più assolutamente sconosciuto: il favoloso mondo dei minerali del marmo di Carrara».

«Prevalse la curiosità e un poco alla volta compresi che si trattava non di una passione hobbistica ma di un sapere strutturato, basato su di una conoscenza profonda della montagna e della sua vita interiore, pulsante. Franco vede quello che noi non vediamo. È uno degli ultimi epigoni della tradizione millenaria dei cavatori di Carrara, quegli uomini che, per secoli, hanno saputo leggere la pietra nelle sue pieghe più intime. Già, leggere il marmo, capire come è adagiato sul monte e su se stesso, come corrono i versi e i contri; dipanare insomma con uno sguardo le infinite tessiture della materia. Ho detto tessiture, non a caso e non per questione poetica. In ogni tessitura c’è un piccolo tesoro, un qualcosa che la natura ha composto nei secoli e che il suo sapere preserva per noi e per la conoscenza. Come faccia a tirar fuori dalla materia questi fragilissimi tesori, beh sembrerebbe un mistero; ma lui è schietto e lo svela senza pudore: è l’arte del marmo, il mestiere di cavatore svolto fin da bambino, la durezza di una vita trascorsa in queste montagne. La ricerca dei minerali lui me l’ha sempre raccontata come se raccontasse un sogno, come se fosse il personaggio fantastico che attraversa (come nei libri di Jules Verne) il ventre oscuro della terra, ammaliato dalle luci scintillanti di una materia divenuta essenza, cristalli, colori, geometrie assolute».

«Ora - aggiunge - queste possono sembrare le parole di un amico, possono sembrare un elogio; no, stiamo parlando di un ricercatore tra i più noti ed apprezzati al mondo, costantemente recensito nelle più importanti riviste internazionali di mineralogia; i suoi “pezzi” sono esposti nelle più importanti collezioni museali di ogni continente. Il contributo dato da Franco Granai alla ricerca e alla conoscenza dei minerali del marmo di Carrara è assolutamente straordinaria, al punto che ha scoperto “minerali nuovi”, classificati da importanti istituzioni. Mezzo secolo di ricerca sul campo, per la gioia di tanti studiosi ed appassionati, anche di quelli che non sempre hanno compiutamente riconosciuto il contributo decisivo del lavoro di questa persona gentile e disponibile; in compenso altri ne hanno coltivato una sincera e fraterna amicizia. Francesco Bonotti, ad esempio, senza la cui straordinaria capacità di fotografare le minuscole architetture di questo meraviglioso mondo nascosto noi, adesso, non potremo vedere. Armando Del Taglia, collezionista generoso, curioso, incalzante, appassionato, che per anni ha spinto Franco a non intermettere le sue ricerche, a non farsi travolgere dallo sconforto per non vedere riconosciuto, qui, nel suo “posto”, la straordinarietà di questi tesori conservati nelle tessiture del nostro marmo. Bene, ora è giunto il cinquantenario, e con quello la meritata ricompensa di vedere un libro tutto dedicato a te e al tuo lavoro di “cercatore di luc’ke”. Posso solo ringraziarti», conclude Canali.

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