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Riduzione della Tari per le attività chiuse a causa del Covid
Viene invece soltanto sospesa per le cessazioni volontarie, altre agevolazioni per alcuni tipi di utenze domestiche
Massa
Continua l’iter per la definizione della Tari per l’anno 2020. Nel consiglio comunale di lunedì sono state approvate le tariffe dell'imposta sui rifiuti ed ulteriori agevolazioni per famiglie ed attività commerciali. La prima parte, ovvero la definizione delle tariffe, scaturisce da una delibera di Arera, l’Autorità di regolamentazione di energia, reti ed ambiente, che nel 2019 ha modificato ed imposto ai comuni italiani una nuova metodologia nel calcolo della tassa; una tassa che rispetto allo scorso anno è aumentata sia per le nuove metodologie e sia per una serie di aiuti messi in campo dall’amministrazione.
La Tari oltre ad essere una delle maggiori entrate delle casse comunali è anche una delle principali uscite: serve a coprire i costi di raccolta, spazzamento, smaltimento dei rifiuti, e gli oneri generali del comune, come il personale dell’ufficio ambiente. In qualche modo queste spese vanno coperte, anche perché nonostante il crollo della produzione di rifiuti, che è la componente variabile dell'imposta, certi costi fissi sono rimasti invariati. Ma si tratta comunque di un anno particolare, dove sono intercorse delle misure straordinarie, come il posticipo dei termini ultimi per il pagamento dell’imposta: 28 ottobre e 28 novembre, che andranno a coprire il 75% del totale, ed il 20 dicembre. In aggiunta a questo, l’amministrazione ha messo in campo nuove agevolazioni, previste dall’articolo 26 del disciplinare della Tari. La chiusura di molte imprese ed attività commerciali durante il lockdown ha fatto sì che queste non producessero rifiuti, che è il presupposto per l’applicazione della tassa, sospesa per il periodo di chiusura.
«Ma -fa notare l’assessore Pierlio Baratta- accanto a queste imprese che hanno chiuso in maniera coercitiva ci sono tante aziende che hanno deciso di chiudere volontariamente per svariati motivi; non essendo ricomprese nelle categorie dettate dai codici Ateco o Istat queste rischiano di rimanere senza alcun tipo di agevolazione».
Per quanto riguarda le utenze non domestiche quindi viene deliberata una riduzione del 100% della parte variabile della tassa (che corrisponde al 55% della medesima) per quelle sottoposte alla chiusura obbligatoria, ed una sospensione per chi ha chiuso in maniera volontaria. Per le utenze domestiche invece se ne aggiungono altre per quelle famiglie dove almeno un componente non ha percepito il reddito per almeno tre mesi. A seconda poi della ragione per il quale non è stato percepito il reddito intervengono diversi sgravi. Ad esempio, nel caso in cui una persona ha perso il lavoro e non percepisce reddito la riduzione del tributo è del 50%; nel caso in cui percepisca la disoccupazione è pari al 30%; nel caso di cassa integrazione è del 20%. La copertura di tutte queste misure è stata deliberata nel precedente consiglio comunale, con una variazione di assestamento generale pari a 1.250.000 euro, dove 250.000 vanno a coprire il bonus sociale, 600.000 dipendono dalla copertura di maggiori oneri per le utenze non domestiche, e 400.000 per la componente delle utenze domestiche. —
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