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Fratelli d’Italia sale e sgomita ma nessuno parla di rimpasto
Il sindaco Persiani: non ci sono automatismi tra risultati elettorali e giunta Sull’assessora leghista: non c’è un caso Ravagli, il Carroccio ha lo stesso peso
MASSA
Non è una questione di numeri. Non solo. È una questione di persone, di preferenze, di capacità di portar voti, far numero e costruire consenso. E se Susanna Ceccardi in provincia - a Massa per meno di 300 voti - batte Giani, beh è chiaro che il suo non l’abbia fatto solo la Lega. Certo c’è un recordman come l’azzurro Matteo Mastrini che in Lunigiana fa da asso pigliatutto, ma il peso di Fratelli di Italia si fa sentire prepotentemente.
Del resto Marco Guidi, il coordinatore del partito, con un assessorato “pesante” come quello ai lavori pubblici, e la capacità di muoversi agevolmente nella macchina amministrativa, è senza dubbio “uomo forte” della giunta, accanto al sindaco e al capo di gabinetto Daniele Pepe. Fratelli di Italia porta acqua al mulino della Ceccardi e lo fa scegliendo i suoi candidati con il criterio della territorialità: ciascuno a “casa sua”, dove è più radicato, dove lavora e costruisce consenso. Logica premiante: Fdi schiera il massesissimo Alessandro Amorese che con le sue 3.143 preferenze batte alla lunga Emanuele Canepa, capolista di quello che avrebbe dovuto essere il treno Lega. La forza che si porta dietro tutti. Canepa è “battuto” - e forse anche qui è premiante il radicamento - dalla leghista Eleonora Cantoni, massese, consigliera comunale, presidentessa della commissione sanità e sociale, legata al territorio.
Che l’amministrazione lo spostamento di pesi politici l’abbia colto è evidente: emrege con chiarezza quando l’amministratore unico di Asmiu Lorenzo Porzano, leghista, lascia l’azienda e al suo posto arriva Massimiliano Fornari, proprio in quota Fratelli di Italia. Adesso c’è chi immagina che il nuovo peso di FdI debba tradursi in un riequilibrio in giunta. Con un nuovo assessorato al partito di Giorgia Meloni. O con un rimpasto.
E qualcuno ipotizza pure che a fare le valigie possa essere Veronica Ravagli, moglie di Canepa, capolista alle regionali per la Lega, vicino a Susanna Ceccardi. La Ravagli quella ipotesi non la vede. E non soltanto perché non vede la sconfitta del partito, né del marito («La Lega ha lavorato per tutto il gruppo e non ha concentrato le forze su una sola persona»), ma perchè la considera pure discriminante: «Siamo due persone diverse, con percorsi diversi. Lui si è misurato e il gruppo ed io gli abbiamo dato una mano».
Motivi per una ridefinizione di pesi politici non ne vede neppure Andrea Cella, coordinatore della Lega: «Il raffronto con i risultati ottenuti alla regionali di 5 anni fa e alle comunali del 2018 è lusinghiero. Nel 2015 la Lega aveva 12.593 voti, ora ne ha 18.909. Noi abbiamo fatto una scelta precisa, non abbiamo candidato politici scafati, nessun assessore o persone con ruolo di spicco. Tutti i voti sono stati conquistati, sul territorio».
Del resto di rimpasto il sindaco Francesco Persiani non parla. Anche se - e questo è un dato - un no secco a ridisegnare gli equilibri di giunta non arriva: «Non vedo un automatismo tra risultato elettorale e giunta. Questa tornata elettorale non modifica certo gli equilibri tra consiglieri. Se i partiti trovano una intesa per bilanciare le forze, per motivi politici e chiedono una valutazione, beh questo può accadere in qualunque momento».
E sulle voci di una sostituzione tagliando fuori dalla giunta Veronica Ravagli, il sindaco è secco: «Non esiste un caso Ravagli, non è nell’agenda dei problemi. L’assessora si è dedicata alla campagna elettorale del partito e del marito, forse si è vista meno in Comune per questo motivo, anche lei avrà fatto ferie, ma un caso Ravgli proprio no». Non c’è un caso Ravagli, ma alla Ravagli una stoccatina il sindaco gliela dà eccome.
Persiani il peso di Fratelli di Italia e la crescita elettorale la vede e la riconosce, ma assicura che non è all’ordine del giorno un cambio di forze: «Il ruolo della Lega rimane quello che è, ripeto che non esiste un automatismo».
Lo stesso Marco Guidi non si sbilancia e, nonostante festeggi il risultato del partito, ci tiene a sottolineare che «non è detto che la soddisfazione seguita all’esito delle elezioni regionali, debba tramutarsi in qualcosa d’altro. I risultati ottenuti dimostrano che ci ha premiato la scelta del 4 candidati, tutti espressione del territorio. La scelta fatta ci sta ricompensando in termini di consenso, il 14% ci proietta a diventare terzo partito in comune e in provincia. Questo è il frutto del nostro lavoro quotidiano e della presenza anche nelle periferie, nella nostra montagna». Ma di un nuovo assessore a Fdi neanche un cenno. Eppure c’è chi assicura che nella sale di Palazzo civico ieri le riunioni si siano susseguite. Dalle 8 del mattino. —
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