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«Pd cannibale e tempi scarsi» La sinistra riflette sulla sconfitta

Libero Red Dolce

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massa

Chissà se qualcuno abbasserà il suo sguardo in fondo alla pagina a incrociare queste righe. Qui dove si ripete un rito tristemente frequente per la sinistra: l’analisi della sconfitta. La sinistra che nelle geografia del giornale vorrebbe avere il titolo in alto, dove sta chi vince, e che invece riflette su di sé dal basso. Come un destino. Eppure chi avrà la sensibilità di spingere il suo interesse quaggiù qualcosa d’interessante sullo stato attuale e sulle intenzioni di chi “combatte per gli ultimi” potrà raccoglierlo.

1.729 voti, cioè l’1,94% delle preferenze per Tommaso Fattori di Toscana a Sinistra in provincia apuana. Qualcosa di più, il 2,2%, come voto alla lista. Un risultato deludente, più basso di quello regionale. E dunque analisi della sconfitta.

E non sembra che il problema sia stato il voto disgiunto. Forse qualcosa però si è pagato con gli appelli al voto utile da parte del Pd. Nicola Cavazzuti, di Rifondazione Comunista, prova a entrare nel merito: «Noi abbiamo perso, questo è chiaro. E ha perso tutta la sinistra, molto probabilmente le ricette a sinistra non raccolgono in questo momento le aspettative degli elettori. Anche la lista di appoggio a Giani, Sinistra Civica Ecologista, sia riuscita nel suo intento di essere pungolo “mancino” dentro la coalizione. Hanno subito anche loro il voto utile».

E perché il voto utile è stato un problema?«A mio parere il voto utile è stato utile solo ad amplificare un distacco tra Giani e Ceccardi che già esisteva. Al Pd serve anche non avere problemi a sinistra, che sulle tematiche economiche e sociali è spesso più insidioso della destra, per loro, come avversario. O come grillo parlante. È un partito cannibale, in un certo senso».

C’è una certa felicità per il risultato di Monica Del Padrona. «Ha preso più di 700 voti, se c’è qualcosa da cui ripartire è questo. Sul territorio di Massa ci siamo e rispetto alle ultime tornate non abbiamo perso moltissimo».

Una magra consolazione. Alcuni critici di area prendono di mira il vizio di dividersi in partiti sempre più piccoli e settari. «Toscana a sinistra univa quattro forze politiche, diverse liste di cittadinanza, alcuni movimenti dei territori. Qualcuno si è sfilato in corsa, ma è un altro discorso. Si cercava di unire».

Rimane sul campo però il cadavere elettorale della sinistra radicale. «Facendo autocritica dico che siamo partiti tardi. Avremmo dovuto immaginare la campagna prima e non è stato fatto. Non ci si può svegliare solo in concomitanza delle elezioni. Fosse per me, comincerei a impegnarci per il voto di Carrara tra due anni. Inutile arrivare impreparati».

Suggeriamo una questione d’immaginario. Estetica. La sinistra presidia sempre gli stessi luoghi, le stesse persone e tende a dare di sé un’immagine stantia proprio mentre vorrebbe allargare gli orizzonti. «Sì esiste questa questione. E per avere nuovi luoghi, una nuova immagine bisogna lavorare radicandosi, vivendo quei luoghi e lottando. Proveremo a farlo, stiamo già provando», conclude Cavazzuti. —

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