Il presidio
Movida, il Barlume chiede un confronto Comune-esercenti
Carrara
Il Barlume di Marina di Carrara propone un tavolo tra istituzioni, cittadini ed esercenti. La proposta dal locale marinello arriva dopo l'ordinanza del sindaco Francesco De Pasquale sulla chiusura dei locali anticipata, prorogata fino al 31 ottobre. Da lì è partita la richiesta di un tavolo «urgente» (mercoledì o giovedì alle 21). «La situazione delineatasi negli ultimi mesi ha bisogno di un'analisi profonda e condivisa tra l’amministrazione, il cittadino che vive il disagio di determinate tendenze sociali, le forze di vigilanza, che troppo spesso non hanno i mezzi per arginare situazioni a dir poco spiacevoli, e l’esperienza di chi il mondo della notte lo conosce bene, è consapevole delle sfumature comportamentali che scaturiscono in seguito alle restrizioni adottate e ai metodi di repressione attuati nelle più svariate situazioni a fronte delle problematiche che la “movida” comporta. Siamo consci di attraversare un periodo senza precedenti e a buon cuore abbiamo rispettato le restrizioni Covid-19 senza battere ciglio, ci mancherebbe altro, il senso di responsabilità civica deve prevalere sempre e comunque, e lo abbiamo dimostrato ampiamente decidendo autonomamente di chiudere i battenti una settimana prima del primo dpcm», scrivono definendo la vicenda della proroga «inaccettabile». E aggiungono: «La nostra categoria è stata indubbiamente la più colpita date le peculiarità di diffusione del virus. A oggi però la ferocia della pandemia è profondamente cambiata, le abitudini cautelari e la consapevolezza del rischio è cristallino in chiunque. Di contro l’equilibrio economico che stiamo vivendo è già molto precario. Il rischio di non riuscire a ripartire è stato molto concreto, così come continua a esserlo la possibilità di non riuscire a proseguire. Abbiamo idee e progetti validi grazie ai quali crediamo di poter superare questo periodo di incredibile difficoltà, ma è necessario che l’amministrazione si confronti con le categorie coinvolte. Se chiedere tutela è troppo, pretendiamo che si eviti di infierire sulle nostre attività già claudicanti».
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