Il Tirreno

l’appello 

«Vogliamo una casa la nostra è pericolante»

l.b.
«Vogliamo una casa la nostra è pericolante»

La protesta di una famiglia: piove dentro le stanze L’assessore: non alziamo i toni, ci sono le graduatorie

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carrara

«Vogliamo una casa, la nostra è pericolante». Invocano una nuova abitazione, più sicura, spiegano, per loro e per la loro figlia, minorenne, Maurizio e Flavia (omettiamo il cognome per motivi di tutela del minore, ndc). La coppia carrarese è sospesa in una situazione difficile, da quattro anni, come racconta: «Chiediamo un aiuto per la casa e siamo in attesa della pensione di invalidità (per l'uomo, ndc). Abbiamo una figlia e chiediamo una residenza dignitosa. Con il contributo del Comune una tantum non riusciamo a pagare neppure le utenze e il materiale scolastico. E poi non dormiamo più, piove dentro casa ed è pericolante come struttura», dicono i due. «Come facciamo ad andare avanti? Con la rete di solidarietà tra le persone che ci conoscono». Una vicenda che arriva con la segnalazione di un altro carrarese, il 48enne Nicola Andrei che da settimane, senza un tetto e senza un lavoro, si è accampato sotto palazzo civico.

«Al di là dei singoli casi l’ “emergenza abitativa” è stata normata in primis con delibera di giunta. Presto diventerà un vero e proprio regolamento. Grazie a questi atti, oggi c’è una commissione composta da 5 membri, nessuno dei quali espressione della politica, che assegna un punteggio alle persone che vengono collocate in un’apposita graduatoria. Quanto alle vicende di cui mi si chiede, se queste persone non sono in graduatoria, significa che non erano in possesso dei requisiti necessari. Se ci sono, ma hanno un punteggio basso, significa che ci sono altri nuclei che hanno maggiori criticità. Questo regolamento, a cui abbiamo messo mano per primi, serve per far sì che i diritti, valutati da una commissione di esperti del settore e non dalla politica, possano sempre aver la meglio rispetto a chi alza i toni. Per questo per tutelare la privacy di tutti mi limito a dire questo e a ricordare che non c'è giustizia sociale senza regole», la replica dell'assessore Anna Galleni. Nel frattempo da piazza Due Giugno parte il progetto “Housing first” che – spiegano – di fatto «consentirà a otto persone “senzatetto”, presenti sul nostro territorio da tempo di avere la possibilità di dare una svolta alla propria vita». Parliamo di «un percorso che prevede l’accoglienza di queste persone in due appartamenti condivisi dove verranno seguiti da mediatori e operatori che dovranno aiutarli nella gestione del quotidiano, nella ricerca del lavoro e nel recupero di una propria autonomia economica per un pieno reinserimento sociale». —l.b.

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