Il Tirreno

Athamanta 

Una maxi manifestazione per salvare le Apuane

luca barbieri
Una maxi manifestazione per salvare le Apuane

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carrara

«Fermiamo la devastazione delle Alpi Apuane»: si terrà il 24 ottobre a Carrara (alle 15, a San Martino il ritrovo) la manifestazione annunciata da Athamanta direttamente da Con- vivere Festival. Il gruppo ha lanciato l’iniziativa di sensibilizzazione invitando tutta la popolazione e le associazioni con striscioni di protesta durante la manifestazione culturale. Quest’ultima, secondo Athamanta, è «l’ennesima iniziativa di green, art and cultural washing che coinvolge il comune di Carrara», e «l’estrattivismo non è un modello di gestione, ma un modello di sfruttamento». «Parlare di diritti con la Fondazione Marmo, membro del comitato promotore di questa iniziativa, sembra quanto meno ridicolo.

I proprietari di cava – continuano da Athamanta – sono coloro che ottengono profitti mostruosi lasciando ai lavoratori solo briciole e ai cittadini gli scarti in una città sempre più decadente. I proprietari delle cave sono coloro che, entrando nelle maglie dell'amministrazione pubblica grazie al loro peso economico, riescono far avvitare ogni regola a tutela dell'ambiente sul perno del loro interesse, riuscendo così a portare avanti attività che non possono rispettare alcun criterio di tutela ambientale. Sono gli stessi, che provano a ripulirsi la faccia e la coscienza sponsorizzando e proponendo queste iniziative. Il Comune di Carrara o un qualunque ente con un minimo di etica dovrebbe rifiutarsi di associarsi a soggetti tanto ipocriti».

E concludono: «Siamo qui per ribadire a voce alta e chiara che il modello estrattivistico legato al marmo bianco non è sostenibile. La grande manifestazione dello scorso 4 gennaio contro l’approvazione dei Pabe di Massa ha dimostrato l’esistenza di un’ampia opposizione all’attuale devastazione delle Alpi Apuane. Un’opposizione che travalica i confini provinciali e porta finalmente alla luce le contraddizioni del modello estrattivista imposto su scala globale. È il momento di tornare a prendere parola collettivamente e dare seguito a quella protesta». —



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