Il Tirreno

il coordinamento 

«Gaia società consortile, stiamo ancora aspettando»

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MASSA

Il Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico interviene sulla possibilità di fare di Gaia una società benefit: «È solo - è il commento - una ipotesi illusoria e ingannevole. Non sono state illustrate le vere finalità di questo nuovo tipo di società introdotto dalla legge di Stabilità 2016, forse sarebbe stato il caso. Le finalità sono indicate dalla stessa legge quando stabilisce che “la società benefit che non persegua le finalità di beneficio comune, è soggetta alle disposizioni in materia di pubblicità ingannevole”. Quindi se rientra in questo settore è evidente che le finalità di una società benefit sono di promozione e pubblicità. Ma Gaia non ha bisogno di pubblicità gestendo un servizio in regime di monopolio naturale, se così non fosse, chissà quanti utenti avrebbe già perso».

Il coordinamento torna sul tema della trasformazione di Gaia da spa, quale adesso è, ad ente di diritto pubblico: «Nell’assemblea (di dicembre 2019 ndr), si disse che si sarebbero messe a confronto la gestione del servizio idrico di una società di diritto privato cosiddetta in house - cioè una società per azioni come è attualmente Gaia - e un ente di diritto pubblico, come è un’ azienda speciale consortile, ovvero quella richiesta a gran voce dai cittadini. Date le premesse, ci si sarebbe aspettati che si orientasse verso una delle due opzioni, ed invece dal cilindro del cappello di Gaia è uscito fuori che essa vuole trasformare l’attuale “Società in house” in una “Società Benefit”. Ma sempre di società si tratta e non di azienda speciale consortile davvero pubblica. A noi interessa - prosegue il coordinamento - che la gestione del servizio idrico sia realmente pubblica e partecipativa, quindi che abbiano un ruolo centrale i Comuni, attraverso i sindaci ed i consigli comunali, con un reale “controllo analogo ossia con lo stesso controllo che il Comune eserciterebbe se il servizio idrico lo gestisse direttamente, con l’unica finalità di ottimizzare i costi e razionalizzare la gestione. Un controllo, per un servizio che rappresenta l’accesso a un bene naturale, diritto fondamentale e costituzionale, bisogno essenziale per la salute e la vita delle persone, che deve essere esercitato da chi è stato eletto dai cittadini. Questo non è possibile nelle società di diritto privato che per la loro natura, indipendentemente dalla proprietà pubblica e privata, sottraggono il controllo del servizio ai sindaci, nonostante tutte le clausole statutarie o fantasiosi organismi, per trasferirli a soggetti “nominati” e non eletti. La gestione del servizio idrico deve avere il solo obiettivo dell’efficienza, efficacia e economicità, che è l’equivalenza tra costi del servizio e ricavi, senza aggiunta di costi impropri, e anche un minor costo delle bollette. Anche questo non è possibile nelle società di diritto privato che per la loro natura hanno un unico scopo, lo dice il Codice civile, quello di produrre utili e dividerli». —



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