Il presidio
Clacson, cori da stadio e niente mascherine
Protestano alcune mamme di via Genova: i nostri bimbi andranno a scuola fra mille regole e qui invece?
marina di carrara
I locali questa volta non c’entrano. E le mamme che hanno chiamato il Tirreno non tirano in ballo la movida. Preferiscono parlare chiaro e parlare di assembramenti di decine di ragazzi sotto i palazzi, davanti ai portoni di ingresso. Ragazzi giovanissimi e senza mascherina che fanno le ore piccole e, molto spesso, usando gli androni come fossero toilette.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, venerdì notte, sono state le strombazzate di clacson andate avanti fino alle 4 del mattino.
«Abbiamo provato a farci sentire ma non serve a nulla», dice una delle mamme che, aggiunge, «vorrei metterci la faccia il mio nome e il mio cognome, ma tempo per i mie bambini perché questi ragazzi che non ci fanno chiudere occhio non hanno rispetto, ogni volta che brontoliamo ci troviamo un regalo sgradito, come escremento e vomito, davanti al portone».
E quello che viene sottolineato a più riprese è proprio l’atteggiamento dei ragazzini.
«Qualche giorno fa – interviene un’altra mamma di via Genova – mi sono affacciata, era molto tardi e ho detto: ragazzi, tutte le sere è la stessa storia, qui c’è anche gente che lavora e che ha bisogno di riposare. Mi hanno risposto sbeffeggiandomi, cantano in coro all’infinito, con la cantilena da stadio: tutte le sere, tutte le sere. Sempre più forte».
Ed è proprio questo a ferire le giovani mamme che hanno deciso di far sentire la loro voce: «Sperando che il Comune cui ascolti, che davvero si possa fare qualcosa – dicono – Lo sappiamo che vivere in centro comporta anche sopportare il rumore dei locali che abbiamo sotto casa. Ma con questo ci abbiamo fatto i conti e, lo ribadiamo, i locali, i bar, non c’entrano nulla. Qui si tratta di assembramenti che si creano ben dopo la chiusura dei locali. Si tratta di gruppi che, con la chiusura delle discoteche, fa le ore piccole sotto le nostre finestre».
E una delle mamme aggiunge: «Sono qui con i miei figli che stanno etichettando i pennarelli, so che non potranno avvicinarsi alla cattedra e agli insegnanti. Tutto questo è doveroso per le norme anti contagio. Ma mi chiedo, e quello che succede ogni sera sotto casa mia invece? Tutti quei ragazzi assembrati, senza mascherine che fanno i bisogni negli androni? Questo non costituisce un problema? Ecco questo è ciò che ci amareggia, perché le regole c’è chi proprio non le rispetto, anzi, se ne fa beffa». —
a.v.
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