Il Tirreno

l’indagine “la giustizia di zorro” 

Eredità “saccheggiate” e aste pilotate Inchiesta chiusa: un giudice tra i 6 indagati

pietro barghigiani
Eredità “saccheggiate” e aste pilotate Inchiesta chiusa: un giudice tra i 6 indagati

Per l’accusa il magistrato (sospeso) era a capo di un’associazione a delinquere che lucrava sulle vendite immobiliari

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massa

È chiusa l’inchiesta battezzato “Giustizia di Zorro” dallo spunto fornito nelle intercettazioni dal principale indagato.

Un’indagine condotta dai carabinieri di Massa nella quale, secondo l’accusa, a capo di un’associazione a delinquere formata da professionisti incensurati, c’era un magistrato impegnato su due fronti: a Massa pilotare le aste a suo vantaggio utilizzando dei prestanome e a Pisa lucrare sui beni ricavabili dalle eredità giacenti attraverso una curatrice figlia del commercialista attivo sulla piazza massese degli incanti immobiliari.

Era il 9 gennaio 2018 quando i carabinieri arrestarono sette persone, (una nel frattempo è deceduta, ndr) tra cui quello che viene considerato il dominus dell’associazione a delinquere, il magistrato Roberto Bufo, 58 anni, originario di La Spezia e residente a Marina di Carrara, all’epoca dei fatti giudice del Tribunale di Pisa, sezione civile, poi sospeso dall’incarico dal Csm.

Nei giorni scorsi la Procura di Genova (competente nei processi con magistrati coinvolti, ndr) ha inviato ai sei indagati l’avviso di chiusura delle indagini.

Le accuse per cinque sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico. Si tratta, oltre a Bufo, di Roberto Ferrandi, 67 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste è partita l’inchiesta; la figlia Francesca Ferrandi, 31 anni, avvocato con studio a Pisa; Oberto Cecchetti, 74 anni, romano, avvocato, ex giudice di pace e già vice presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago; Luca Paglianti, 55 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia e consulente per i Tribunali. Deve rispondere di un episodio di corruzione in atti giudiziari Giovanni Avino, 37 anni, di Pisa, nel periodo in contestazione vice direttore dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano Terme e ora impegnato in altre attività.

Bufo, sua la frase intercettata «è come la giustizia di Zorro» a chi gli dice «qui bisogna rubare il più possibile», era stato assessore alla legalità a Portoferraio, assessore a Vergemoli, candidato alle Europee, già pm a Massa. A Pisa si occupava di esecuzioni mobiliari.

Secondo la Procura il magistrato «sfruttando le proprie funzioni di magistrato al Tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Roberto Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Massa e di cui lo stesso Bufo si era avvalso per ottenere l’assegnazione di immobili in asta, di pianificare e perseguire un numero indeterminato di appropriazioni di somme di denaro destinate allo Stato e provenienti dall’amministrazione di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno, chiedendo a Ferrandi di adoperarsi, come in effetti avveniva, per ottenere la partecipazione al programma criminoso della figlia Francesca, avvocato, appositamente fatta iscrivere negli elenchi del Foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostegno e di curatela delle eredità giacenti che Bufo le avrebbe assegnato nello svolgimento delle proprie funzioni giudiziarie».

Il giudice Bufo, secondo quanto sostiene l’accusa, si sarebbe avvalso anche di Oberto Cecchetti, altro suo amico, disponibile ad assumere il ruolo di creditore fittizio dei compendi ereditari alla Ferrandi, «per occultare e dividere all’interno del gruppo, il ricavato di tali vendite eccedente il pagamento degli oneri ereditari e d’amministrazione, distogliendone inoltre una parte, fittiziamente rappresentata come debiti della massa ereditaria».

Il livello pisano dell’inchiesta comprende anche la storia dell’auto, una Mercedes Glk da 12mila euro, donata al magistrato in cambio di custodia e vendita all’Ivg di un yacht (Leopard 46 Pure One) pignorato in un cantiere ai Navicelli di Pisa e assegnato nel giugno 2016 per 4,8 milioni. L’Istituto di vendite giudiziarie avrebbe percepito 300mila euro di provvigione e per riconoscenza Avino e l’allora direttore Virgilio Luvisotti (scomparso nel marzo 2019) avrebbero fatto in modo di far arrivare l’auto al giudice per il trattamento di favore riservato all’Ivg. —





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