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Il Malaspina per chiudere in bellezza
Oggi l’ultima fotografia in omaggio con il Tirreno. Una immagine iconica che racconta un pezzo della nostra storia
massa
La macchina fotografica - e l’occhio - di Claudio Cuffaro, il nostro castello e, sullo sfondo le Apuane. Una immagine iconica,simbolo di un territorio, pezzo di identità. Il castello sovrasta e sovraintende, guarda dalla collina, attento, ma distaccato, come chi è presente, ma non partecipe. Lo incoronano le montagne. Una foto quasi ritrattistica, quella in regalo oggi con il Tirreno. Un paesaggio che racconta di noi, un luogo che non è - per la sua collocazione - a portata di mano, ma in cui un massese non può non essere andato. Gli amici a chiacchiera, gli innamorati a scambiarsi baci la sera, gli appassionati di arte a scoprire la storia, i camminatori ad arrampicarsi lungo la piastronata fino alle porte del bastione.
«Il Castello, sede dei marchesi di Massa - si legge nel sito dell’Istituto di valorizzazione che lo gestisce - ebbe relazioni con la costa. La prima documentazione scritta relativa al castello risale al 1164, quando l'imperatore Barbarossa assegna parte del castello ad Obizzo Malaspina. Le vicende del castello per i primi secoli del basso medioevo restano nell'oscurità; estromessi i marchesi di Massa, subentrarono i Malaspina che cedettero il castello, nei primi anni del ’300, a Castruccio Castracani. Dal secolo XIV alla metà del secolo successivo Massa ed il castello furono sotto Lucca, Pisa, e Firenze, divenendo poi proprietà dei Marchesi Malaspina di Fosdinovo. È con loro che il castello assunse il ruolo di residenza. Dopo la metà del secolo XVII la principale funzione del castello divenne quella militare fin quando, tramontati gli stati preunitari, rimase come unica destinazione d'uso quella di carcere, fino al 1946».
Adesso il Castello è monumento, simbolo della città. È con una sua foto che si conclude oggi la iniziativa del Tirreno con 16 foto in omaggio ai lettori. Immagini del territorio e dei momenti salienti della sua storia. —
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