Italia
Elio, il papà pallanuotista ora medico della sua società
Ha 28 anni, un bambino (anche lui già in vasca) e due lauree, una in Medicina Adesso è il dottore dell’Asd Lavagna per cui gareggia in A2
MASSA
Dalla corsia dell'ospedale alla piscina: levi il camice, metti il costume ed entri in vasca. Poi lo studio, le ore di tirocinio, il lavoro, da conciliare con la grande passione, scandita da allenamenti e gare, per incastrare ogni impegno, come in un puzzle.
Elio Menicocci, 28 anni da compiere, massese d'origine (Massa è la città in cui è nato, cresciuto fino alle scuole superiori e dove vive la famiglia), ma ormai quasi ligure d'adozione, gioca in A2 di pallanuoto e, dopo la seconda laurea, in Medicina, adesso diventerà anche il medico sportivo della sua società, abbinando le sue due “anime”. «Ovviamente non nelle partite in cui gioco, sennò sarebbe un po' complicato», scherza Elio, fresco di seconda laurea in Medicina conseguita nelle scorse settimane all'Università di Genova, dopo quella triennale in “Tecniche di Radiologia”. Due lauree e una grande passione, figlia del talento: quella della pallanuoto: «Ho iniziato a 9 anni, in zona, poi gli allenatori mi vedevano come promessa a livello regionale, a 15 anni mi sono trasferito in Liguria», racconta. E in Liguria, tra le regioni più quotate per la pallanuoto, Elio gira il levante: Lavagna – dove adesso vive –, Chiavari, Rapallo; la collegiale con la nazionale giovanile, il campionato nazionale di A2, con le sirene dell'A1 smorzate prontamente dalla razionalità, da una grande maturità capace di tenere in piedi ben saldi per terra: «Ero comunque già nel giro nazionale, capisci però che devi fare solo quello; se vuoi giocare in A1, non riesci a fare altro. La pallanuoto è una mia grandissima passione, però ho sempre avuto la prospettiva dello studio; quest'anno non ho pensato veramente di smettere, anche se qualche volta però il pensiero può essere passato dalla testa», ammette.
Quando Elio ha 18 anni, nella sua vita arriva Emanuele, suo figlio. Sono tutti per lui i ringraziamenti e le dediche in apertura della tesi di papà: «Ho scelto tecniche di radiologia anche per lui - confida Elio - per poter avere un lavoro nel minor tempo possibile; poi frequentando i corsi mi sono appassionato al settore e ho scelto di iscrivermi alla facoltà di Medicina. Adesso il mio sogno è quello di riuscire a diventare neuro-radiologo. La priorità era sempre lo studio (e quindi il lavoro). La mattina andavo in ospedale, il pomeriggio ai corsi, poi allenamenti e studio con Emanuele in braccio...», racconta in quella che è una sorta di giornata tipo.
Papà, dottore, atleta: un puzzle da tenere faticosamente insieme, ora dopo ora, tra lo studio con il piccolo in braccio e gli allenamenti serali in vasca; adesso, però, dopo la laurea e il successivo incarico nell'Asl locale, per lui ci sarà anche la possibilità di confrontarsi da una prospettiva diversa in piscina: medico sportivo della sua società, Asd Lavagna '90 (fresca di terzo posto in A2 con il campionato poi stoppato dall'emergenza Covid-19).
«Medico nelle gare delle categorie giovanili, ovviamente non posso farlo in prima squadra essendo a giocare», ci spiega. C'è di più, perché tra gli esordienti, nella categoria dei più piccoli “Acqua-gol”, in piscina c'è già qualcuno che Elio conosce davvero molto bene e che forse ha già ereditato la passione di papà: «Emanuele ha iniziato a giocare, sta già muovendo i primi passi tra partitelle e allenamenti e molto probabilmente il medico sportivo della sua categoria sarò proprio io», rivela Elio. «A volte – conclude – mi chiedono come abbia fatto a mettere insieme tutto: non lo so, come il calabrone che non potrebbe volare secondo la fisica, ma lui mica lo sa e continua a farlo...». —
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