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Sconfitta da Covid e incuria l’Atletica Lunigiana si ferma

Gianluca Uberti
Sconfitta da Covid e incuria l’Atletica Lunigiana si ferma

La società sportiva alza bandiera bianca dopo 18 anni di attività dedicata ai più piccoli. Il degrado e l’inagibilità del centro di Quercia tra le ragioni dello stop

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AULLA. A causa dell’emergenza sanitaria causata dal covid 19 e per la fatiscenza delle strutture, alza bandiera bianca, si spera non definitivamente, la società sportiva Atletica Lunigiana Aulla, che utilizzava da almeno 18 anni la pista di atletica del Centro scolastico sportivo di Quercia di Aulla per insegnare il piacere dello sport all’aria aperta ai più piccoli. Perché a Quercia di Aulla non ci sono soltanto le piscine, chiuse dall'estate 2013, quindi da ormai 7 anni: c’è anche la pista di atletica e su questa si dispiegava, da 11 anni, il progetto “L’atletica va a scuola”, che vedeva protagonisti i bambini e aveva il suo culmine con una giornata conclusiva e partecipata di gare fra scuole a fine primavera.

Tutto questo è amaramente finito e la società ha salutato tutti ieri con un post sulla propria pagina Facebook, frutto dell’ultima riunione del direttivo: “Cari amici, anche settembre di questo strano anno è arrivato e, dopo un lungo periodo di silenzio e di inattività, abbiamo valutato se riprendere gli allenamenti al campo oppure no. Sia la situazione sanitaria attuale che la logistica ci hanno messo a dura prova e riteniamo che per il momento non sia il caso di riprendere. Lo comunichiamo con immenso dispiacere, chi ci conosce sa quanto abbiamo lavorato in questi anni e l’impegno profuso da tutti noi, senza alcun profitto. Negli ultimi anni abbiamo lavorato in condizioni al limite, in un ambiente sporco e fatiscente, con i servizi ad intermittenza, senza sede, con una segreteria ballerina che, come i nomadi, si spostava tra le varie panchine all’esterno proprio per decenza nei confronti dei tesserati, ma abbiamo sempre tenuto duro e voluto credere che fosse l’ultimo anno, l’ultimo mese, l’ultimo periodo e che le cose sarebbero presto migliorate. Questa chiusura forzata ci ha tolto quella continuità, quell’ottimismo e quella routine da cui non volevamo staccarci, vuoi per passione o per i sentimentalismi che ci legano alla struttura come fosse una seconda casa”.

Però, di fronte ai numeri c’è poco da fare, con i tesserati scesi in picchiata “proprio per l’ambiente fatiscente e inadatto. Nelc 2018 – prosegue il direttivo della società – l’amministrazione ha ottenuto un finanziamento di 780mila euro che dovrebbe garantire il manto nuovo dell’anello della pista e il ripristino degli spogliatoi, che sono stati “sistemati“ e “risistemati“ due volte dalla fine del 2009 con soldi pubblici; 11 anni per ripristinare gli ambienti sotto gli spalti e renderli quello che sono e che tutti vedono, e qui caliamo un velo pietoso. Il covid ha bloccato tutto e, inoltre, conosciamo i tempi biblici dei lavori pubblici: ci auguriamo, dopo quasi due anni di attesa, che si realizzino al più presto in modo che si possa ripartire con nuovi progetti e in un ambiente più consono. Contingentando gli ingressi e mettendo regolamenti per i fruitori della struttura, che, ora più che mai, si sentono autorizzati ad entrare con bici, cani, pattini, palette, secchielli e quant’altro, dimenticando quale sia il vero scopo della pista: correre”.

Il post si conclude con un abbraccio ai genitori e con un ringraziamento a tutti i dirigenti e tecnici che “in questi anni non hanno mollato e si sono prodigati nonostante le difficoltà, e che saranno pronti a ripartire non appena ci saranno le condizioni”. Quindi, non un addio, ma un arrivederci; almeno così spera chi ama lo sport e lo stare insieme. —

Gianluca Uberti
 

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