Il Tirreno

il ricordo dell’istruttrice 

«Penso soltanto ai sorrisi delle ragazze determinate, orgogliose, talento puro»

Federico Genta

Tutti i fratelli Lassiri sono stati allenati da Elisabetta D’Avenia. Il Judo è la loro passione e anche la piccola Jannat era pronta ad entrare in squadra

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«Penso soltanto ai sorrisi di quelle due ragazze. Nissrin che è una forza della natura, un vero leader come ne ho incontrati pochi nella mia carriera. E a Malak, che insieme alla piccola Jannat adesso non c’è più». Elisabetta D’Avenia è l’istruttrice di judo dei Lassiri. Tutti quanti. «Il primo a presentarsi in palestra è stato il maschietto, Tarik, che poi ha lasciato le arti marziali per il calcio. Tre anni fa, è arrivata Nissrin, il ciclone: nessuno di noi riusciva a credere che non avesse mai praticato prima questa disciplina. E la sorellina, Malak, che la seguiva in tutte le sue avventure perché sono sempre state della stessa tempra. Determinate, orgogliose, con una fisicità che è talento puro». Anche la piccola Jannat era pronta ad entrare in squadra: «Doveva ancora compiere quattro anni e quindi bisognava aspettare, ma con mamma e papà eravamo già intesi. La Jigoro Kano aveva un posto pronto anche per lei. Questa scuola, di fatto, era anche un po’ la loro casa».

La notizia della tragedia che corre veloce e in poche ore, domenica, raggiunge la società che soltanto venerdì aveva annunciato ai sui iscritti di essere pronta a ripartire, con tutte le cautele dettate dall’emergenza sanitaria, dopo la pausa estiva. «Eravamo tutti felici, poi abbiamo saputo dell’incidente. Di quel maledetto albero caduto sulla tenda: una disgrazia che potrebbe capitare a chiunque. Ovunque. Perché Hicham e Aziz Fatima sono bravi genitori, premurosi, e non avrebbero mai e poi mai messo in pericolo i loro bambini». Le lacrime, lo sconforto, poi subito il viaggio verso la Toscana. «La sera stessa ero a Marina di Massa. Ho raggiunto l’ostello che ospita la famiglia. Non c’è quasi stato bisogno di parlare: di fronte a tanto dolore basta guardarsi negli occhi per capire, tra genitori, quello che si sta passando. Siamo rimasti tutti insieme, per qualche ora». Così, dalla tragedia, emergono le storie di vittorie, infortuni, impegno. Di giovani promesse del judo, della voglia di riscatto attraverso lo sport. —





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