Il presidio
Milani: decidiamoci al restauro dell’arco e a recuperare il giardino
Massa
L’ingegner Carlo Milani, dopo l’appello di Fabio Cristiani, interviene sul «recupero di uno dei monumenti più significativi e bistrattati della città - ricorda Milani - cioè l'arco di ingresso del giardino ducale, arco che quasi sicuramente era più a monte ove sopravvive, ridotto a rovaio comunale, il giardino che il principe Alberico realizzò e Carlo II ampliò fino a via Palestro, giardino di delizie che le amministrazioni democratiche del dopoguerra hanno quasi distrutto». Scrive Milani: «Fino a pochi anni fa l'arco incredibilmente era percorribile dai veicoli e solo l'intervento dei Vigili del Fuoco, dopo anni di sollecitazioni inutili, è valso a chiuderlo. Certamente comunque le vibrazioni dovute al traffico di camion che percorrono via Palestro non ha giovato alla stabilità del monumento, che presenta lesioni e ogni tanto viene chiuso con transenne che poi vengono lì dimenticate. Un buon motivo per non procedere mai ad un restauro vero sta nel fatto che le statue sono sicuramente di proprietà privata mentre si discute se il muro di appoggio è tutto o in parte di proprietà pubblica. A questa domanda, che aleggia in qualche modo, nessuno , né Sovrintendenza né Amministrazione Comunale (Volpi e Persiani, per non far nomi ) si sono mai premurate di dar risposta, pur sollecitate con Pec e raccomandate dal sottoscritto e da altri. Molti altri silenzi continuano ad aleggiare in zona anche con il cambio di Amministrazione, dal capannone ex Cat che doveva essere la Casa delle Culture secondo il Piuss e giace inutilizzato; alle opere pubbliche che i privati dovevano realizzare in cambio del palazzo davanti alla Bertagnini. Ma restiamo all'arco. Neppure una targa fra tante che sono sparse per Massa, lo ricorda, eppure, anche se non è sicura l'attribuzione a Bartolomeo Ammannati, è sicuramente di pregevole fattura ed uno che se ne intende, il famoso architetto di giardini Paolo Pejrone, vedendolo, mi manifestò qualche anno fa tutta la sua ammirazione e la necessità di salvaguardarlo e valorizzarlo». «E quel che resta del giardino va finalmente recuperato».
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