Il Tirreno

A marina di carrara 

«Ok alla protezione ma ci vorrebbe solo un po’ più chiarezza»

Francesca Vatteroni
«Ok alla protezione ma ci vorrebbe solo un po’ più chiarezza»

A spasso nel cuore della movida con bocca e naso coperti «Se è un modo per tenere lontano il virus, adeguiamoci» 

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/ carrara

Scattano le 18 ed entra in vigore l’obbligo di mascherina all’aperto nei luoghi affollati fino alle 6 di mattina: come risponde Marina di Carrara? Nella centralissima zona movida il tram tram è lo stesso. Gettando un primo sguardo tra i tavoli dei locali sembrerebbe non essere cambiato molto: tra la gente seduta pochi indossano la protezione sanitaria , del resto stanno sorseggiando una bibita o gustando un gelato, tra una chiacchiera e un’altra. Ma facendo più attenzione e facendo caso ai passanti, notiamo un numero maggiore di mascherine. C'è comunque molta divergenza di opinioni: tra chi si pone delle domande sulla natura delle decisioni del governo storcendo il naso, ma sempre comunque da sotto la mascherina, e c’è chi invece ha talmente paura, non solo e tanto da indossare la protezione sanitaria ma anche da non volersi fermare neanche un attimo e a distanza, per risponderci.

Laura e Chiara hanno 17 anni e la mascherina, una sul polso e una al gomito. Stanno portando a spasso il loro cucciolo di 2 mesi. «All’aperto se teniamo le distanze non ho paura più di tanto» ci dice una e l’altra sottolinea: «Perché dalle 18 sì e negli altri orari no?». Sembra rispondere loro, a distanza, una coppia di Milano, sulla settantina: si fermano a stento, hanno fretta nonostante siano in passeggiata e indossano la mascherina sul viso, lei, Lidia Giunta, ci risponde velocemente, prima di scappare via: «L’altra sera a quest’ora non la indossavo ma questa sera sì, i contagi sono aumentati e l’orario è questo perché in genere l’assembramento è di sera». E poi c'è chi si fa delle domande, sempre da dietro la maschera, come Maria Novella Ercolin e Davide Bernardini, lei di Milano e lui di Carrara ma trapiantato in Lombardia: «Non sappiamo cosa pensare-riflettono ad alta voce-è il delirio. E poi a Roma all’aeroporto fanno i controlli e i tamponi ma negli altri aeroporti? Ma poi quanti sono gli ammalati effettivi? L’altra settimana dicevano una cinquantina in tutta Italia».

«E poi-continuano nel loro ragionamento-se uno si sente male perché ha delle patologie diverse dal covid e va in ospedale e magari muore per le patologie pregresse, come lo contano? Io la metto la mascherina, se è l’unico sistema e anche perché ci sono 400 euro di multa, però a novembre Luca Parmitano, l’astronauta Esa in missione nello spazio, usando un loro canale, aveva detto di aver saputo che in Cina c’era una epidemia che stava dilagando e non ci hanno detto niente. Insomma, c’è una gran confusione, non sanno che decisioni prendere e le prendono tutte».

Invece non ha dubbi Daniela Siviglia, che è di altro avviso: «Sono a favore della misura adottata: sono necessari controlli soprattutto sui ragazzini. Ci siamo dimenticati delle conseguenze e dei 3 mesi in casa».

Nell'altalena di chi approva o disapprova la misura, Ermanno e Antonio, fuori dal negozio in attesa di essere raggiunti dalle mogli, indossando la loro mascherina, si chiedono:«Ma perché quando dicono i numeri degli infetti, non specificano mai che fine fanno da lì a una settimana? Ci sono migliaia di infetti da settimane e settimane, ma non ci sono morti: ditemi cosa gli è successo».

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