Il Tirreno

LA FOTO OMAGGIO DI MERCOLEDI' 19 AGOSTO 

Dopo l’esplosione della Farmoplant, piazza Aranci a Massa divenne scenario di guerra

David Chiappuella
La carica della polizia in piazza Aranci, la foto omaggio in edicola con Il Tirreno
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La carica della polizia in piazza Aranci, la foto omaggio in edicola con Il Tirreno

Protesta e carica della polizia, manganelli. Una delle pagine ad alta tensione della recente storia della città e della provincia

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MASSA. La foto di Claudio Cuffaro che regaliamo mercoledì 19 agosto documenta la protesta della popolazione durante la visita di tre ministri del governo De Mita, che si tenne in prefettura il giorno dopo l’esplosione della Farmoplant del 17 luglio 1988 e si concluse con una drammatica carica della polizia, che disperse alcune centinaia di cittadini pacificamente radunati in piazza Aranci, davanti a Palazzo Ducale, dove era in corso una riunione del comitato permanente per lo sviluppo economico, per discutere dell’emergenza Farmoplant.

Da tale incontro i cittadini si aspettavano la conferma della chiusura della fabbrica chimica. I fatti di quel giorno sono stati ben ricostruiti da Simone Ortori nel libro “Figli della Farmoplant” (2017), pubblicato dall’associazione Luigi Micheletti di Brescia. Nel pomeriggio erano arrivati a Massa i ministri dell’ambiente Giorgio Ruffolo (Psi), dei lavori pubblici Enrico Ferri (Psdi), della protezione civile Vito Lattanzio (Dc), per partecipare alla riunione. Ai membri del governo le autorità locali richiesero di inviare a Massa i mezzi necessari ad evitare ulteriori danni ambientali.

A destare particolare preoccupazione erano le vasche di contenimento delle acque da depurare, particolarmente colme. Per far fronte a questo problema vennero inviate a Massa enormi autocisterne, in cui fu sversato il contenuto dei vasconi. Il ministro Ruffolo riferì che era stato firmato il decreto di chiusura dello stabilimento per 6 mesi. La riunione con i ministri proseguì fino al pomeriggio, attirando in piazza Aranci un numero sempre maggiore di cittadini, desiderosi di incontrarli. Ruffolo e Ferri, originario di Pontremoli, raggiunsero l’entrata di palazzo Ducale ed annunciarono la chiusura temporanea della Farmoplant, invitando la popolazione a tranquillizzarsi. I cittadini, però, chiedevano la chiusura definitiva della fabbrica e che la sua bonifica fosse effettuata senza utilizzare l’inceneritore. I due ministri accettarono di incontrare nel cortile di palazzo Ducale una delegazione di cittadini ed ambientalisti.

Luciano Pucciarelli, però, nel volume “Farmoplant nel nome del popolo italiano” (1990), parla di una discussione confusa, che durò non piu’ di un’ora, durante la quale le istituzioni diedero segni di nervosismo. Al termine dell’incontro, verso le 19, lo spontaneo e pacifico sit-in, composto prevalentemente da giovani e donne, si trovava ancora davanti all’ingresso della prefettura.

Ai tre ministri fu suggerito di uscire da una porta secondaria, ma due di loro non accettarono. La polizia, che presidiava fin dalla mattina il cortile di palazzo Ducale, indossò la tenuta antisommossa e si recò velocemente al portone d’uscita, sparando lacrimogeni nella piazza e caricando il presidio di cittadini. Le manganellate volarono e ne prese una anche lo stesso Cuffaro, che stava scattando questa foto.

Appena terminata la carica, l’auto dei i ministri Lattanzio e Ruffolo uscì a tutta velocità dal portone di palazzo Ducale, dirigendosi verso Roma. Il ministro Ferri, invece, uscì a piedi da una porta secondaria.

Dopo il terrore suscitato dall’esplosione del serbatoio Rogor e la gigantesca nube tossica, i cittadini non potevano sopportare di essere trattati in quel modo dai rappresentanti istituzionali.

Era veramente troppo. La reazione della piazza si scatenò con il lancio di oggetti verso la prefettura, protrattosi fino a tarda notte, quando un corteo sfilò fino a piazza Garibaldi, dando appuntamento alla cittadinanza per il giorno seguente.

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