Addio Renato Ivanics era “l’ungherese” calzolaio perfezionista
carrara
Addio a Renato Ivanics, “l'ungherese”, lo storico calzolaio di via Santa Maria. Si è spento al Noa per una polmonite causata da due vertebre rotte alle 12 di ieri. Doveva operarsi a breve ma purtroppo non ce l'ha fatta. Aveva 84 anni. Lascia la moglie Ianna, il figlio Giovanni e la sorella Giovanna.
Con Renato se ne va l'ultimo ciabattino di Carrara, il più storico e il più bravo di tutti. A Carrara ci arrivò dall'Ungheria con il padre Giovanni in tempo di guerra, al termine del conflitto il signor Giovanni aprì la sua bottega di calzolaio ed insegno al figlio Renato l'arte di rimettere a nuovo le scarpe. Un'arte che Renato ha ereditato e perfezionato tanto che veniva chiamato "martellino d'oro" o anche il "Sicari delle calzature". Per lui non c'era una scarpa, uno stivale o una borsa che non ritrovava nuova vita. Insomma, un uomo che ha fatto le scarpe a tutta Carrara, di una minuzia certosina pari a quella di un orologiaio. Un uomo onesto e dedito al lavoro. Una filosofia di vita che ha insegnato e trasmesso anche al figlio Giovanni, che lo ricorda così: "era un uomo onesto. Mi ha sempre insegnato che da solo non viene niente, che si deve lavorare ed essere onesti. Mi ha sempre ripetuto che il lavoro nobilita l'uomo". Renato oltre passione per le scarpe amava la vigna, la sua vigna di Montia, rivolta verso mare e verso monti, un punto di ritrovo per tutta la sua famiglia. Ci andava tutti i giorni e la curava con la stessa minuzia delle sue riparazioni. Amici e parenti ricordano con affetto le vendemmie, i pranzi e le grigliate serali nella vigna di "Renà".
Ma Renato amava anche il mare, in particolare le immersioni. Gli amici lo ricordano come un uomo "che si faceva benvolere da tutti, che amava stare in compagnia e fare battute scherzose". Artigiano di livello riparava le scarpe, in particolare i tacchi con materie di prima qualità, alcune risalenti alla seconda guerra mondiale, ereditate dall'attività del padre Giovanni. Questo il segreto delle sue riparazioni perfette, perchè come diceva sempre l'Ungherese "gli altri nei tacchi ci mettono la carta, io il cuoio, ma quello buono". Doti da perfezionista lo avevano reso il calzolaio più famoso della città. —
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