Il presidio
«Basta, assumeteci tutti» la rabbia dei docenti precari
“Ogni mese appesi al filo delle supplenze, salutiamo gli alunni e non sappiamo se li rivedremo”. Circa 300 in provincia gli insegnanti senza contratto fisso
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L’estate non placa le proteste. Dopo lo stato di agitazione dei lavoratori del Cup, ancora non rientrato nonostante la fine dello sciopero, in piazza Aranci si torna a parlare di precarietà. Stavolta a dire basta a delle condizioni di lavoro instabili e provvisorie, e che rischiano di creare nuove disparità, sono i docenti precari che lavorano in provincia. Circa 300 insegnanti riuniti in un coordinamento che si chiama "Noi precari". Un "noi" che ieri mattina in piazza Aranci è stato illustrato da alcune installazioni artistiche. Opere che raffigurano dei libri appesi ad un filo e composte da foglietti consumati che richiamano ai diritti. Come il diritto all'istruzione, in un'opera di queste retto su basi traballanti. Una immagine plastica che intende descrivere le condizioni contrattuali dei docenti scesi in piazza, condizioni dagli "Equi-libri precari", come hanno le hanno definite loro stessi.
«L'idea di questo allestimento è quella di un manifesto contro la precarietà. – spiega Claudio Maestrelli, docente di arte alle scuole medie - Vivere in equilibri precari significa non vivere bene, impegnarsi durante l'anno scolatistico e salutare gli alunni con la speranza di rivederli a settembre. Un saluto che non ha conseguenze negative solo sul piano della stabilità degli insegnanti. Come spiega il docente di arte: «L'impatto della precarietà è deleterio anche per loro, soprattutto per i ragazzi con il sostegno». Insomma, la precarietà colpisce tutti, in particolare i più deboli. Per questo il coordinamento provinciale sta facendo rete con gli altri gruppi di docenti della regione Toscana e in programma nelle prossime settimane potrebbe esserci anche una manifestazione a Roma per rivolgere un appello direttamente alla ministra all'istruzione. A lei, i docenti scesi in piazza contestano la mancata applicazione della normativa europea che prevede la stabilizzazione dei lavoratori della pubblica amministrazione dopo tre anni di servizio e i nuovi criteri di selezione del concorso straordinario: «Tabelle valutative diverse da quelle che fino ad oggi sono state proposte, il che significa – spiega Stefania Bongiorni – che si cambiano le carte in tavola mentre si gioca una partita. È come se per fare il panettiere fossero necessari praticantato e corso di sicurezza. Poi, al momento dell'assunzione, si richiedesse anche il master».
Ciò che chiede il coordinamento "Noi precari" è l'assunzione diretta dei docenti abilitati. L'immissione in ruolo a tempo determinato per titoli e servizi per i precari storici. E la revisione radicale dell'ordinanza delle graduatorie provinciali. In sostanza una vera e propria riforma scolastica prima dell'inizio della scuola. In un momento in cui la stessa ripresa delle attività è messa in discussione dalle condizioni delle strutture scolastica. Anche queste, precarie. E i docenti di queste molteplici criticità sono consapevoli: «Servono maggiori investimenti per il comparto a partire da quelli necessari per aumentare l'organico dei docenti e del personale Ata, per poi arrivare a quelli per adeguare l'edilizia scolastica sotto il profilo sanitario nel dopo Covid. Altrimenti a settembre il rischio è quello di classi sovraffollate. In merito, chiediamo la riduzione del numero degli alunni in ogni classe in considerazione delle misure di contenimento del Covid-19 ma anche a favore di una metodologia didattica più efficace ed inclusiva». —
camilla palagi
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