Il Tirreno

Come può Carrara esistere davvero senza il Politeama?

Architetto Dino Geloni

Un intervento dell’architetto Dino Geloni sull’urbanistica della città e il grande teatro 

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La lettera

Ho un'aspirazione molto semplice e umana... spero di risentire un grido, il grido di un fiero uomo di cava in uno spazio da magia. Ho sempre di più amato le pietre dei vecchi edifici di Carrara e la loro storia: come erano cavate dal Carrione con la loro sabbia calcarea, trasportate a mucchi lì vicino, valutate, posizionate, murate per dare forme agli spazi di vita, legarsi ai paterni marmi delle finiture, proteggere l'umanità locale.

Questo mi ha fatto divenire coprotagonista, non del recupero, ma della vita dei più significativi edifici della prima e della seconda cerchia muraria: San Giacomo, le Logge, il Mulino, la Scimmia, il Paretra, la Moretta, il primo Comune e altri, al tempo vuoti, inquietanti simulacri ad una qualunquistica insipienza, ora residenze e servizi utili, ma ancora incompresi, quasi rifiutati come lo stesso percorso urbano del Carrione-Carriona, ridotto a negatività storica.

Poi impatto nell'altra città, seppur connessa, la città del mattone, della belle epoque di fine Ottocento con afflati di cultura europea fatta propria. La maglia stradale, i giardini, i palazzi, le scuole esprimono tecniche avanzatissime, spazialità vibranti nelle tensioni delle volte a vela, delle volte ribassate, delle maglie tridimensionali, che aprono ad ariosità interiori con grande sicurezza statica in un’epoca di forti tensioni sociali. Sintesi di quel momento di sviluppo urbano e civico è il Teatro Politeama, un'evoluzione del teatro classico, sintesi dello spirito di evoluzione del XIX secolo che si apre a nuovi modi di compresenza, di politica, di lotte (la sua estetica senza palco reale al tempo del re, ma con posti riservati). Vi si presentano opere liriche, teatrali, riviste, varietà, cinema e incontri conviviali. Il Politeama resta per me, e non solo per me, sempre vivo come quel grido che vorrei risentire: in un momento di silenzio, d'attesa nel buio in sala, all'apparire sul palcoscenico di una splendida figura, un possente grido “figlia di uno scultore” riempie l'atmosfera, legando alla viva ammirazione la forza di una sentita cognizione dell'arte. Un complimento che solo il popolo carrarese poteva fare. L'immagine era diventata il grido che aveva materializzato l'essenza di una città, una vera performance. Mi chiedo se può esistere questa città -Carrara, un nome che è un mito nel mondo- senza il suo Politeama. Può continuare la distruzione bipartisan del suo più valido tessuto o sarà opportuno rimboccare le maniche per ridare la sua grande anima alla città?

Architetto Dino Geloni



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