Massa, i genitori: sindaco, condanni quelle parole sulla pedofilia
Il caso del flash mob per la piscina comunale
MASSA. Non ci stanno i genitori dei bambini che erano presenti al flash-mob di domenica per chiedere risposte sulla riapertura della piscina comunale. Quella parola utilizzata da un consigliere comunale (Alessandro Amorese di Fdi), "pedofilia politica", indirettamente coinvolge anche loro e i loro bambini. Per questo in una lettera indirizzata al sindaco chiedono chiarimenti e, di nuovo, risposte sul futuro dell'impianto di viale Roma, che li obbliga a rivolgersi a delle strutture private per far allenare i propri figli creando ulteriori disagi in una fase post Covid già di per sé complicata.
«Egregio signor sindaco - si legge nella lettera - siamo un gruppo di genitori i cui figli nuotano a livello agonistico. Da anni si allenano presso la piscina comunale di viale Roma. La piscina ha sempre avuto gravi problemi che hanno creato parecchie difficoltà agli utenti, ma la passione per il nuoto ha sempre fatto in modo di superare la difficoltà. Pur sapendo che la responsabilità non ricade esclusivamente sull’attuale amministrazione, ma coinvolge anche quelle passate, ci aspettavamo che dall’incontro del 23 giugno con l’assessore Balloni emergessero certezze sulla riapertura della piscina e sulla natura degli interventi di manutenzione e un chiarimento sulla futura gestione dell’impianto». Un incontro, però, deludente secondo i genitori: «Poiché da tale incontro non è emersa alcuna indicazione, abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere altre figure del mondo politico locale per aver maggiori informazioni. Tutto ciò è avvenuto senza alcuna speculazione politica sia da parte nostra sia da parte dei nostri interlocutori perché l’obiettivo era garantire sia ai nostri figli un futuro nel nuoto, nella pallanuoto e nel nuoto sincronizzato, sia garantire a tutti i massesi la libera fruizione di un impianto pubblico così importante». Importante perché nelle realtà limitrofe non esistono impianti olimpionici e le attività prima svolte a Massa si sono spostate in piscine private fuori comune: «Oltre ai costi, un problema logistico di spostamenti e tutto ciò va a scapito dei ragazzi».
Nel merito del flash mob, i firmatari spiegano: «L’iniziativa di domenica, ampiamente anticipata sulla stampa locale, non ha visto la partecipazione della sua amministrazione, questo ci dispiace perché poteva essere un momento di confronto. Siamo rammaricati considerazioni offensive fatte nei confronti di un consigliere regionale che, per sua libera iniziativa personale, era presente alla manifestazione. La natura di tali offese ricadono anche su noi, ci sentiamo colpiti in quanto genitori perché nessuno di noi esporrebbe i propri figli ad una speculazione politica». L'auspicio dei genitori è che quelle parole vengano condannate dal sindaco e che «prenda le dovute distanze da chi si è reso responsabile di queste ignobili insinuazioni, che riferisca in Consiglio Comunale e dia notizia pubblica delle sue posizioni». —c.p.
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