Scintille in consiglio comunale, in aula tra bestemmie e accuse di “pedofilia”
Il consigliere Alberti del Pd si è scusato per le parole blasfeme ma ha chiesto a Persiani di condannare i toni su Bugliano. Ma per il sindaco era solo «dialettica politica»
MASSA. Scintille nell’aula virtuale del consiglio comunale, con consiglieri del Pd che abbandonano la seduta. Tutto è nato dalle scuse del consigliere in quota Partito Democratico Stefano Alberti, presentate a causa delle bestemmie dette (pensando di non essere collegato) nella scorsa sessione.
Alberti infatti non si è limitato a scusarsi, ma ha ripercorso le critiche ricevute in quell’occasione e commentato anche la recente frase di Alessandro Amorese contro Giacomo Bugliani: «Chiedo scusa, però trovo inaccettabile che ci sia la rivendicazione di una sorta di primato morale, il quale rimanda a periodi bui della nostra storia. Aggiungo anche un’altra considerazione sul vergognoso attacco fatto da Fratelli d’Italia verso un nostro intervento bollato come “pedofilia politica”. Chiedo al sindaco di prendere le distanze da questo post rivolto ad una persona per bene, competente e popolare, e che per questo da fastidio».
Tirato in causa, il sindaco Persiani ha contestato duramente l’intervento di Alberti, ricordando che certe parole offendono la comunità e le istituzioni, e che sarebbe stato meglio limitarsi alle scuse, senza fare i distinguo del caso; nessuna presa di distanze, anzi: «Nella dialettica politica ci sta anche a volte la rafforzatura di termini che possono sembrare offensivi. Se andiamo a recuperare gli attacchi a questa maggioranza potremmo riempire pagine e pagine». In caso di intervento del sindaco, il regolamento prevede che i consiglieri possano prendere la parola. Tra questi lo stesso Amorese: «Sono stato volutamente frainteso. Ho usato una parola forte, lo ammetto; poi vista la piega ho preferito cambiare la frase, ma conservando il messaggio. Davanti ad un mix di ipocrisia e di strumentalizzazione dei minori la mia consueta riflessività è venuta meno».
Constatando la mancata presa di distanza il capogruppo PD Gabriele Carioli ha annunciato che lui ed il suo gruppo avrebbero lasciato l’aula fino a quando non cesserà la «propaganda politica».
Questo ennesimo scontro verbale ha amareggiato la consigliera Cinque stelle Luana Mencarelli perché questi comportamenti «dimostrano che nessuno vuole porre fine ad una dialettica oltre i limiti. Eppure l’altra volta abbiamo votato una mozione per adottare una comunicazione non violenta».
Infatti, solo una settimana fa il consiglio si era espresso con una condanna a certi linguaggi, in seguito ad una mozione della Lega in cui si condannavano le parole di Eugenio Giani contro Susanna Ceccardi, entrambi in corsa per le regionali. —
i.z..
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