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«Lavoriamo insieme per rifare la Biennale»
Bernarda Franchi (Fondazione Marmo): noi disponibili a fare sinergia ma è necessaria un’adeguata comunicazione
carrara
Un tavolo istituzionale, simile al comitato nato per Con_Vivere Festival, questa volta per il ritorno della Biennale internazionale di scultura perché, per prendere in prestito le parole di Enrico Isoppi – presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara –, «dovremmo avere due-tre eventi all'anno irrinunciabili, tra cui la Biennale». Nessuno si sbilancia, il “si farà” resta più nel campo delle ipotesi che nelle dichiarazioni, ma intanto arriva un primo tassello per il ritorno della manifestazione carrarese dopo l'ultima volta di dieci anni fa. La volontà che sembra trasversale – dalla politica all'imprenditoria – è emersa dal trittico di incontri a palazzo Del Medico in piazza Alberica, sede di “Votre. Spazi contemporanei”, dove il padrone di casa, il gallerista Nicola Ricci ha targato tre incontri per riaprirne il dialogo. Venerdì scorso il terzo incontro nel mezzo de “L'Ultima”, mostra fotografica con al centro “Post Monument”, per un progetto proprio di Ricci con le foto di Valerio Brambilla (fotografo ufficiale dell'ultima manifestazione del 2010). Presenti alla tavola rotonda oltre al gallerista, Luciano Massari, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, l'assessore Federica Forti, Bernarda Franchi, presidente della Fondazione marmo e, appunto, Isoppi; a moderare l'incontro l'architetto Corrado Lattanzi. La protagonista? La Biennale che «potrebbe contribuire all'importanza e alla percezione di una città capitale del marmo, per un “modello Carrara”», come suggerisce l'ultimo curatore, Fabio Cavallucci in video-collegamento. «Il riconoscimento Unesco ci spinge a risultati, si deve andare oltre alla polemica e al rapporto numero visitatori-investimento; sicuramente dovrà essere un progetto che ogni due anni presenta la sua versione “clou”, ma la Biennale è tutto l'anno, oltre al mandato delle amministrazioni, ma con la politica a fare da “facilitatore”», le linee dell'assessore. Un comitato, supportata tutto l'anno pronta, in grado di attirare rete museale e scuole: in un paio d'ore i primi dettagli con l'endorsement dal mondo imprenditoriale. «Noi siamo per la Biennale e per Carrara, abbiamo sempre dato il nostro contributo e non per tornaconti, ma perché ci crediamo, purché non sia solo un evento spot. Le condizioni per una manifestazione riconosciuta, come Venezia, ci sono, purché ci sia anche un'adeguata comunicazione, lavorando insieme per farla», assicura Bernarda Franchi. Poi il punto di chi conosce bene il mondo dell'arte: il direttore Massari. «L'Accademia c'è, ma prima dobbiamo ragionare sul contesto di oggi e sul brand della Biennale». Un contesto, fotografa Massari, con meno laboratori di scultura, poca innovazione (e tecnologia) e il nodo spazi anche per i molti studenti di palazzo del Principe di cui «il 90 per cento arriva da fuori zona». Piedi per terra, la strada è ancora lunga, il sottinteso che arriva dal direttore: «Gli studenti che hanno lavorato a quella Biennale poi sono andati tutti via. Ragioniamoci insieme, ma basta chiacchierare, dobbiamo concretizzare». —luca barbieri
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