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Al Lavello ora i controlli giorno e notte I residenti: «Vogliamo provvedimenti»
Il sindaco De Pasquale annuncia: «Valutiamo ulteriori misure con il prefetto». Nessuna traccia di dolo nell’innesco
massa-carrara
Non emergono motivi per ritenere che l’incendio al Lavello che ha causato la distruzione di due roulotte sia stato di natura dolosa. Le valutazioni finora fatte da chi ha fatto i riscontri sul posto, vigili del fuoco e carabinieri di Carrara, finora non smentiscono la versione dell’incidente dovuto a una sigaretta accesa tra le sterpaglie fornita dai protagonisti. Partono però i servizi di controllo delle forze dell’ordine giorno e notte annunciati ieri dal sindaco Francesco De Pasquale, che ha definito la situazione nella zona «non più tollerabile» a poche ore dal rogo.
E se i rappresentanti del comune di Massa mentre il rogo era ancora acceso si sono presentati sul posto, nella fattispecie l’assessora all’ambiente Veronica Ravagli e il consigliere leghista Filippo Frugoli, da Carrara nessun rappresentante dell’amministrazione è andato sul posto. L’impressione che trapela è che si vogliano evitare quelle che sono ritenute dalla giunta inutili “passerelle”, rispondendo con fatti concreti.
Così il sindaco De Pasquale: «Anche su nostra sollecitazione, a seguito di quanto accaduto ieri (martedì,ndr), è stata disposta una intensificazione dei controlli delle forze dell'ordine nei pressi del lavello. Siamo molto preoccupati come ho già detto non solo per le questioni direttamente legate alla sicurezza ma anche per le tensioni sociali che questa situazione sta generando. Ne parleremo di nuovo nel prossimo comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Intanto come amministrazione stiamo valutando una serie di interventi che possano contribuire a sciogliere alcuni nodi particolarmente delicati. Mi esprimo con grande cautela perchè la situazione è molto tesa e non voglio inasprire il clima».
Dopo i fatti di martedì sulle sponde del Lavello i nervi tra i residenti sono comunque ancora tesi.
«Mi sembra sia arrivato il momento di dare uno stop a queste persone che fanno come vogliono». Con queste parole Paola Del Freo, 58 anni ed una vita passata lungo quel torrente problematico, apre la conversazione e ci racconta quei momenti di paura e rabbia. «Eravamo a casa, per un po’ abbiamo sentito puzza di gas poi all’improvviso c’è stato quel forte boato. I vigili ci hanno detto che il fuoco ha toccato una bombola di gpl, ma che c’erano altre due, piene, dal peso di 75 kg l’una. Cosa sarebbe successo se il fuoco fosse arrivato anche lì? Che siano state volute o non volute, anche ieri le fiamme hanno divampato».
A sottolineare la pericolosità dell’impianto a bombole è anche Franco Ceccarelli, pure lui della zona: «Per fortuna non s’è fatto male nessuno, ma sarebbe giusto proporre a Carrara delle soluzioni, come un impianto a metano. Almeno metti tutti in sicurezza».
Il rogo dell’altro giorno è servito solo a rimpinguare una tensione sociale latente: «Sono andata sull’argine a vedere cosa stesse succedendo, e mi sono arrivati addosso insulti gravi e pure delle minacce; “ti sparo” mi ha detto qualcuno», sostiene che le abbiano dette Del Freo. Infatti, solo il 9 maggio scorso si era verificato un altro rogo, ed anche in quel caso si erano registrati litigi tra sponda e sponda. Come ribadisce Del Freo «servono provvedimenti seri. Il problema non sono solo i roghi periodici, ma anche gli sversamenti nel fosso, la perdita di valore di tutta la zona. Le nostre case non valgono più nulla, anche se volessi non potrei andarmene; ma non voglio, perché questa è casa mia, dove sono cresciuta». —
Libero red dolce
ivan zambelli
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