Il Tirreno

Tutti al mare con l’ombrellone free a Massa. Anche se la sosta sarebbe ancora vietata

Ivan Zambelli
La spiaggia libera vicino alla guardia di finanza sabato 20 giugno
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La spiaggia libera vicino alla guardia di finanza sabato 20 giugno

Arenili comunali pieni nonostante l’ordinanza del sindaco. Il gruppo “in 500 in battigia” attacca: privilegiati gli stabilimenti

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Massa. I bagnanti sono arrivati. E riempiono le spiagge libere con i loro ombrelloni e asciugamani per una giornata di mare e bagni. Come tutte le estati. Che si vada all’arenile in fondo a via Baracchini o a quello di piazza Bad Kissingen il copione è sempre il solito: famiglie e persone che vanno e vengono, ombrelloni multicolor, file di bici, motorini e macchine. Tutto nella norma si direbbe, se non fosse che le soste sulle spiagge libere sono ancora vietate. La delibera della giunta municipale che affida ai bagni confinanti il compito di garantire la sicurezza è pronta, ma,manca ancora la definizione dell’accordo con gli stabilimenti balneari adiacenti a questi spazi, i quali dovranno  arantire il rispetto delle norme di sicurezza anche in queste aree.

Nel frattempo, però, nelle spiagge libere regnano le consuetudini. Le persone si accampano, piantano gli ombrelloni ed aprono le sdraio; c’è chi va a fare il bagno e poi usa quella stessa doccia che ha usato uno sconosciuto poco prima di lui. Va detto però che la stragrande maggioranza non sa che questi comportamenti apparentemente normali non sono ancora consentiti. In tanti apprendono con puro stupore il persistere del divieto, segnalando che manca una segnaletica informativa, e che la presenza dei bagnini, o e semplicemente vedere già tanta gente in spiaggia li ha indotti a non porsi il problema. La più grande concentrazione di persone si registra alla spiaggia in fondo a via Baracchini: qua la maggior parte dei frequentatori sono turisti, estranei che hanno poca dimestichezza con le disposizioni comunali, i quali, se privati delle spiagge, non hanno molte altre alternative, come ci fa notare la piacentina Laura C.: «Se in una località di mare non mi fanno andare in spiaggia che ci vado a fare?». Altri invece, sapevano del divieto ma sono andati comunque in spiaggia, forti del gran numero di persone: «Siamo 100 o 200 persone, ci multeranno tutti?» Comunque, chi più chi meno, rispetta il distanziamento sociale.

Affollamenti simili anche alla spiaggia libera della Partaccia e nel tratto davanti all’ex colonia Torino. Qui le persone sostano sugli scogli e vi si può accedere più o meno da tutte le parti; in questo senso la zona si presta difficilmente a soluzioni di contingentamento e di controllo degli accessi. Ai lati del pontile di Marina i numeri sono più esigui, come più o meno alla spiaggia dietro piazza Bad Kissingen. Qua tuttavia va segnalata un coda per accedere alle due docce pubbliche.

Capitolo pulizia: nel complesso è una nota positiva, perché fatta eccezione per qualche sacco nero e tronchi di grosse dimensioni in alcuni punti, non ci sono pecche da segnalare. Nei giorni scorsi era stata fatta una pulizia di tutte le spiagge, per rimuovere il lavarone ed altri residui portati dalle recenti mareggiate. Si rivedono anche gli ambulanti, che battono le spiagge alla ricerca di un compratore.

Intanto il gruppo facebook “in 500 in battigia” che rivendica il diritto alla spiaggia gratuita, contesta il Comune: «Dopo quasi un mese di apertura degli stabilimenti balneari e, quindi, dopo quasi un mese che l’accesso al mare è garantito solo a quei cittadini che hanno la possibilità economica di permetterselo, il vicesindaco dice che, rispetto ai comuni limitrofi, la gestione degli arenili ad accesso libero è più complicata nel nostro comune, essendo essi circa una ventina (anche se, in realtà sono 13; il dato si evince proprio dal sito del Comune). A questo punto, a noi cittadini fruitori delle spiagge libere, qualcosa non torna. Vorremmo sapere in base a quale criterio si è deciso di agevolare l’ apertura degli stabilimenti e non pensare alla regolamentazione degli accessi liberi al mare. Capiamo la premura di sostenere una categoria che potrebbe (e il condizionale è d’obbligo), dopo anni e anni di guadagni, venir penalizzata da una diminuzione del turismo nel 2020, ma non capiamo per quale ragione questo sostegno venga fatto prevalere su quello di tutta la collettività ».

Una politica, dicono ancora “i 500” che pare far sì « che gli interessi di pochi e difficilmente considerabili come fasce bisognose vengono, almeno in senso temporale, fatte prevalere sugli altri, sorge spontanea la domanda: è solo un problema economico? Davvero il Comune non può accollarsi la spesa della gestione delle spiagge libere e considera migliore la scelta di farsi aiutare dai confinanti? Può darsi, ma allora l’anno scorso? E l’altr’anno?

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