Il Tirreno

Massa-Carrara, sos di Paolo Gozzani (Cgil): persi 1.500 posti di lavoro

Manuela D’Angelo
Massa-Carrara, sos di Paolo Gozzani (Cgil): persi 1.500 posti di lavoro

«L’emergenza ha colpito soprattutto i giovani, i precari e gli stagionali In 5mila non hanno visto un soldo, 300 non hanno potuto accedere al bonus»

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Massa-Carrara

Tre mesi di lockdown, attività chiuse che non riapriranno, lavoratori costretti alle dimissioni, stagionali senza ammortizzatori sociali, il settore del turismo allo stremo: il Covid conta per la Cgil di Massa-Carrara oltre 1500 posti di lavoro persi. E il grido d'allarme lanciato dal sindacato più di una volta, anche in tempi non sospetti, alla politica e alla classe imprenditoriale locale, diventa oggi una grido di dolore: «Non c'è più tempo» dice il segretario provinciale Paolo Gozzani, che sulla gestione dell'emergenza sanitaria, nel campo del lavoro, non ha dubbi.

«L'emergenza ha parlato il burocratese- dice Gozzani- A causa di termini sbagliati all'interno dei decreti, i lavoratori hanno perso la possibilità di accedere ai bonus; l'hanno pagata soprattutto i giovani, i precari e gli stagionali. La provincia di Massa-Carrara ne è uscita con le ossa fracassate, perché eravamo già a terra, quasi moribondi. E questi mesi di emergenza hanno evidenziato sul territorio una sonora sconfitta della nostra classe dirigente, politica ed amministrativa, debole, confusa, disorientata – che ha dato prova di non essere attrezzata ad affrontare questioni di tale spessore e rilevanza sociale per l’intero territorio. Ma anche una debolezza della classe imprenditoriale- continua Gozzani- che da anni ormai non svolge più la sua funzione sociale, che si piange addosso, non ha capacità di investire e rischiare, per rendere un maggiore sviluppo al territorio».

La fotografia scattata dalla Cgil a tre mesi dallo scoppio del coronavirus è impietosa: centinaia le dimissioni per giusta causa, ovvero per il mancato pagamento degli stipendi; 5mila i lavoratori che avrebbero dovuto benefiace della cassa integrazione in deroga, ma che non hanno visto un soldo, perché le aziende prive di liquidità non hanno potuto anticipare il denaro; 300 lavoratori stagionali non hanno potuto beneficiare del bonus previsto per la loro categoria, perché inquadrati a “tempo determinato in attività intensiva”, negli hotel e nei ristoranti della costa, quindi di fatto “stagionali”, ma con un nome diverso che l'Inps non ha riconosciuto e che quindi ha escluso dai bonus; centinaia di lavoratori interinali inutilizzati e di apprendisti, praticamente invisibili per il Governo.

In totale la sola Cgil di Massa-Carrara conta oltre 1500 posti di lavoro sfumati.

«Nei tre mesi di lockdown- specifica Paolo Gozzani- la Provincia ha perso il 48% di fatturato e il 46% dell'occupazione; nel turismo -67% di fatturato e -58% di occupazione; nell'agroalimentare abbiamo perso il 59% di fatturato e il 39% dell'occupazione. Il commercio ha perso il 58% del fatturato, la meccanica e la nautica il 22% e il lapideo segna -45% di fatturato e -49% di occupazione». «Sono dati che potevamo aspettarci- continua il segretario Gozzani- Per noi è stato solo il colpo di grazia. Sono 10 anni che soffriamo crisi e disoccupazione. Dal 2010 il settore industriale della provincia ha perso il 25%; su 10 contratti solo 2 sono a tempo indeterminato; in dieci anni il 12% delle attività ha chiuso, 600 solo nell'edilizia; sono arrivati sempre meno turisti, 652mila presenze in meno; il nostro reddito pro capite è sceso a 17.949 euro, contro una media toscana di oltre 21mila euro e le nostre città sono state abbandonate da 5mila residenti, che probabilmente qui facevano la fame».

Soluzioni, progetti, speranze forse sì, ma non a breve termine: «Puntiamo tutti molto sul nuovo Consorzio zona- dice Gozzani- Dobbiamo tornare ad attrarre investitori, a produrre. Il tavolo istituzionale già riunitosi diverse volte sul tema del lavoro ha posto come primo obiettivo di svincolare le aree industriali, dai concordati, dai fallimenti, dai problemi idrogeologici; ora possiamo utilizzare lo strumento degli espropri, possiamo calmierare i prezzi di fondi e capannoni. Si punta anche sul marmo, per una filiera della produzione al 50% in loco, assunzioni sul territorio e ridistribuzione della ricchezza. Se mi fido della classe politica attuale? No- conclude Gozzani- ma sono i nostri unici interlocutori e dobbiamo fare squadra, essere più coesi. Altrimenti non ci saranno altre possibilità».

Manuela D’Angelo

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