Il presidio
Accusato di usura, la Cassazione conferma la confisca
Il caso di Aldo Costa, carrarese, residente a Viareggio e che aveva un negozio a Massa. Ben sette i gradi di giudizio
Massa-Carrara
Dopo sette gradi di giudizio, la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria di Aldo Costa, 79 anni, nato a Carrara, 79 anni e residente a Viareggio, ex titolare di un negozio di musica a Massa, confermando la confisca ddi 328mila euro e, quota parte, di dieci immobili. Nel 2004 era stato imputato, in concorso con altri, del reato di usura e aveva patteggiato la pena di un anno e due mesi di reclusione.
L’ultima sentenza della Suprema Corte, riguarda il ricorso presentato da Aldo Costa tramite l’avvocato Francesco Persiani, contro la terza pronuncia della Corte d’Appello. Si ricostruisce che nel giugno 2013, il Tribunale di Massa aveva rigettato la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della confisca dei beni richiesta dal P.m. nei confronti di Aldo Costa e aveva disposto il dissequestro dei suoi beni, che era stato disposto dal Presidente del Tribunale di Massa a dicembre 2011.
Il provvedimento fu impugnato a gennaio 2014 dal P.m. Aldo Giubilaro, la Corte di appello di Genova, con provvedimento del 30 gennaio 2014, aveva riformato il primo provvedimento e aveva disposto la confisca di dodici beni immobili (di cui uno limitatamente alla nuda proprietà) identificati nel corrispondente dispositivo nonché delle somme di denaro e dei titoli appartenenti a Costa, fino alla concorrenza di 578.969 euro.
La Cassazione una prima volta annulla e rinvia alla Corte d’Appello; idem, una seconda volta. Adesso, l’ultimo round.
Siamo a luglio 2019, la Corte di appello di Genova, dispone la confisca, limitatamente a una quota parte, di dieci beni immobili ivi identificati (con riferimento alla piena proprietà per nove e alla nuda proprietà per uno), nonché, nell'ambito dei beni mobili sequestrati, delle disponibilità bancarie, postali, titoli di credito, di qualsiasi forma di investimento mobiliare, quote di partecipazione societaria, valori mobiliari già sottoposti a sequestro, fino alla concorrenza di 328.841,06 euro, ordinando invece il dissequestro e la restituzione di ogni altro bene immobile e mobile in sequestro, oltre che dell'autovettura Saab.
In questa terza sentenza, la Corte d’appello aveva disposto una nuova perizia finalizzata all'esatta ricostruzione delle entrate e delle uscite finanziarie riconducibili ad Aldo Costa per il periodo dal 1980 al 2005, nonché delle sue possidenze patrimoniali e finanziarie, con particolare riferimento all'individuazione delle somme di denaro e dei beni la cui acquisizione risultava giustificabile da regolare provenienza rispetto a quella che non lo era sulla base degli accertamenti effettuati.
Nel suo ricorso, il difensore chiedeva l’ennesimo annullamento. Ma questa volta la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile. Nella sentenza si ricorda che dalle cifre inizialmente fissate, erano stati estrapolati i soldi ricevuti in eredita dal padre Giuseppe, e che erano state calcolate tutte le possibili entrate ritenute lecite. E si specifica che la confisca dei dieci beni immobili è stata disposta esclusivamente per la quota - che è risultata varia da cespite a cespite, a seconda del momento in cui è avvenuto l'acquisito e della verifica di provenienza -, corrispondente all'entità percentuale del danaro ritenuto di ingiustificata provenienza.
Inoltre, i beni acquisiti dopo il 2005 non sono stati ritenuti assoggettabili a confisca in quanto si è stabilito che si tratta di beni pervenuti ad Aldo Costa mediante risorse ottenute dalla vendita degli immobili ereditati.
Secondo la Cassazione, in sostanza, in questa terza occasione la Corte d’Appello «ha trattato in modo preciso le questioni». Quindi Aldo Costa dovrà versare tremila euro alla cassa delle ammende.
Commenta l’avvocato Francesco Persiani: «È stata una battaglia giudiziaria lunga, il mio assistito non è mai stato un usuraio, come dimostra la pena patteggiata; si è trovato a dover contrastare un provvedimento di sequestro, e alla fine, rispetto a quanto inizialmente disposto - beni per oltre sei milioni e oltre un milione in contanti - la conclusione si può ritenere tutto sommato soddisfacente: poco più di 300mila euro e la confisca solo di quota parte, alcuni per il 30%, di alcuni dei suoi immobili, che comunque restano nella sua disponibilità. Aldo Costa è ricco di famiglia, dal padre ha sempre avuto generose elargizioni. Ora ha sei mesi per l’eventuale ricorso alla Corte di Giustizia europea, dovrà valutarlo».M.B.
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