Il Tirreno

Terrarossa 

Se ne va il re dei mobili Camaiora Imprenditore di successo

cristiano borghini
Se ne va il re dei mobili Camaiora Imprenditore di successo

Si è spento a 84 anni, 61 anni fa aveva fondato l’azienda che porta il suo nome Dal figlio Nicolò un aneddoto per descriverlo: ha scoperto l’orologiaio Fontana 

2 MINUTI DI LETTURA





licciana nardi

La Lunigiana piange la scomparsa di Riccardo Camaiora, imprenditore e fondatore di una delle realtà imprenditoriali più longeve del territorio, i Mobili Camaiora, con alle spalle ben 61 anni di storia e sede a Terrarossa di Licciana Nardi. La storia di Camaiora, deceduto a 84 anni, parte da lontano, quando da giovane vendeva sedie, che realizzava personalmente, per arrivare poi alla realizzazione di un’impresa che avrebbe fatto conoscere il suo nome anche fuori dai confini della Lunigiana, conferendogli una reputazione di mobiliere di tutto rispetto, riconosciuto da tanti colleghi.

Per anni è stato presidente dello Spezia Basket, appassionato da sempre di questo sport, consentendo a tanti giovani talenti della Lunigiana e del Levante spezzino, di poter esplodere e proseguire le loro carriere sportive anche ad alti livelli. Ad essergli fatale una crisi respiratoria. Un personaggio sui generis, amante della compagnia e del buon vivere, determinato e dal cuore d’oro, sempre pronto a stupire le persone che hanno avuto la fortuna di frequentarlo o lavorare insieme a lui. Di lui si ricorderà soprattutto la grande capacità di anticipare i tempi, con la tipica intuizione dell’imprenditore di successo, riuscendo ad immaginari scenari futuri che altri faticavano ad immaginare.

E un aneddoto di questa capacità immaginifica ce la consegna il figlio Nicolò Camaiora: «Io e mio papà andiamo in fiera a Milano giriamo, giriamo, ad un certo punto vedo che l’attenzione del Cama Senior viene catturata da uno stand di un artigiano. Questo ragazzo è toscano e vende orologi, strani, tondi, grandi, anzi grandissimi. Mio papà ci parla per un po’ e poi mi fa: “Prendiamo 20 orologi, tira fuori gli assegni”. Io, un po’ perplesso, lo guardo e gli dico: “Papà ma non è che 20 orologi sono troppi?” Lui, come se non esistessi, firma l’assegno e prende gli orologi. Mio papà, a 73 anni, aveva comprato i primi 20 U•BOAT di Italo Fontana, allora piccolo artigiano sconosciuto. Solo 3 anni dopo sarebbero valsi 20 volte tanto, essendo i primi pezzi mai commercializzati. Di questo, però, a mio papà non importava, perché quei 20 orologi erano destinati ai regali di Natale dell’azienda Mobili Camaiora. Lui, al polso, aveva il suo Casio mezzo sgangherato e andava bene così». Continua: «Nel frattempo Italo Fontana, travolto da un’ondata di successo incredibile, ha mantenuto negli anni un rapporto di amicizia con mio papà perché (parole sue) il primo a credere in lui era stato quel signore buffo, basso, mobiliere, lunigianese, amante degli oggetti benfatti». La Lunigiana perde un visionario, un'icona che ha lasciato un marchio indelebile in questa valle. Una vita vissuta da uomo libero, non facendosi influenzare dalla cultura di massa, lasciandosi trasportare dai suoi sentimenti e da ideali. —

cristiano borghini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani