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«Scuola è stare insieme non le video-lezioni»

Manuela D Angelo
«Scuola è stare insieme non le video-lezioni»

Il racconto del docente e genitore con tre figli impegnati nella didattica a distanza. “Chiediamo spazi e sicurezza” 

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I tagli sono ai docenti, ma i più colpiti da questa manovra, tra lockdown, didattica a distanza e un prossimo futuro in classi “pollaio” sono gli studenti. Erano loro ieri pomeriggio il cuore della manifestazione contro i tagli agli organici, sì, ma soprattutto per il diritto allo studio. Quel diritto sancito dalla Costituzione ma, a loro avviso negato dalle video lezioni. Bocciata in pieno l'esperienza della dad, ovvero didattica a distanza: i giovani sostengono che non sia possibile seguirle le video lezioni a lungo tempo, che non posseggono gli strumenti adatti, che si possa ovviamente fare solo teoria, penalizzando i laboratori, lo stare insieme e il confronto, essenziale per veicolare cultura e sapere.

«Con 34 insegnanti in meno- dice Jacopo Evangelista del liceo classico Rossi- ci ritroveremo in classi troppo numerose e calerà la qualità dell’insegnamento. Noi vogliamo però tornare a scuola. A tutti i costi. Basta con la didattica a distanza». «Il mondo tecnologico è andato avanti è vero- aggiunge Leonardo Bardi dell’istituto Minuto- ma noi siamo rimasti indietro e lo dimostrano le video lezioni, dateci come unica risposta alla nostra possibilità di apprendimento, che però non è migliorato. Anzi, non riusciamo più ad imparare nulla».

E c’è anche un docente dell’alberghiero, il professor Luca Marzario che racconta la sua testimonianza di padre docente: «Ho due figli che in questi mesi di lockdown come me hanno dovuto confrontarsi con la didattica a distanza. Tre postazioni, tre persone in un unico spazio a tentare di capire cosa accadesse al di là dello schermo. Non è stato facile. Ora penso a come sarà tornare a scuola a settembre. Non so come sarà possibile rientrare senza le dovute riforme. A noi mancavano gli spazi anche prima del coronavirus, eravamo abituati a lunghe file per gli spogliatoi, strettissimi, ad ogni cambio ora. Figuriamoci adesso che ogni ambiente dovrà essere prima sanificato».

In piazza c’e anche la mamma "coraggio"che per prima ha denunciato al Miur la situazione del figlio e di altri 10 suoi compagni, esclusi dal Musicale (indirizzo del Palma di Massa) solo perché a settembre non verranno fatte due prime, ma soltanto una, nonostante le 41 richieste. «Mio figlio ha dovuto effettuare un esame di ammissione- spiega Elena Galardi- e nonostante sia risultato idoneo non potrà iscriversi alla classe che desiderava. Questa è violazione del suo diritto allo studio. Inoltre una classe verrà formata, ma anche prezzo? 32 ragazzi stipati come polli, il 50% in più rispetto alla media del liceo, tre giovani con disabilità e i nostri figli costretti a trovarsi un altra scuola. Con altre mamme abbiamo deciso che non ritireremo l’iscrizione al Palma, i nostri figli hanno diritto di frequentare quella scuola». —

Manuela D Angelo

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