Il presidio
«Si dimetta il consiglio direttivo del Parco delle Alpi Apuane»
Il consigliere regionale Salvini: «Non può essere soggetto a finalità private» Vanno avanti le indagini a Lucca, sequestrati cellulari e computer
massa
«Si dimetta il consiglio direttivo del Parco regionale delle Alpi apuane. Sotterfugi per giustificare il pagamento di denaro in cambio di delibere di giunta in materia di concessioni di cave. Il Parco delle Apuane è un patrimonio pubblico, in capo alla Regione. Non è minimamente accettabile che possa essere stato soggetto a finalità private». Questa la posizione del consigliere regionale Roberto Salvini, Gruppo Misto, alla luce di quanto emerso dall’inchiesta sul “Sistema Vagli” della procura di Lucca.
«La Giunta richieda le dimissioni dell’intero Consiglio direttivo dell’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane» è l’invito del consigliere regionale Roberto Salvini .
«Nell’ambito dell’inchiesta che vede ventisette le persone ipotizzate di reati quali l’associazione a delinquere finalizzata alle truffe, il falso ideologico, l’abuso di ufficio, corruzione, la turbativa d'asta e riciclaggio nel comune di Vagli di Sotto è avvenuta anche la perquisizione della sede dell’ente Parco delle Alpi Apuane e dell’abitazione del presidente del Parco Alberto Putamorsi – spiega il consigliere – Oltre a diversi amministratori locali, tra gli indagati risulterebbero anche un imprenditore del marmo di Massa, Giorgio Turba, proprietario di Cava Romana all’interno del Parco delle Alpi Apuane, nella quale si estrae il pregiato marmo ‘Bianco P’, e la figlia Cristina, come riportato dall'edizione di Massa Carrara del Tirreno di ieri 27 maggio».
Gli accertamenti eseguiti dalla tributaria della Guardia di Finanza sui conti correnti intestati all’ex plenipotenziario di Vagli, e in particolare su quelli accesi alla Banca del Monte di Lucca filiale di Castelnuovo e alla BPM filiale di Vagli di Sotto, hanno consentito agli inquirenti di constatare versamenti in denaro per 337mila euro dal primo gennaio 2013 al 19 gennaio 2019. Somma, stando all’accusa, sproporzionata e ingiustificabile in considerazione delle entrate di Puglia: emolumenti derivanti da pensione (2.100 euro mensili e un’inchiesta in corso che deve accertare se sono stati ottenuti indebitamente attraverso una truffa ai danni dello Stato con false attestazioni e certificati medici) e da compenso di amministratore (750 euro). In questa storia, ancora tutta da scrivere, c’è una testimone (Barbara Massaini) che alla Gdf sostiene di aver visto, all’interno di una lavanderia a gettoni in quel momento deserta, Mario Puglia in compagnia di amici mentre riceveva una valigetta da un soggetto attivo all’estrazione del marmo.
E anche l’imprenditore Franco Brizzi, indagato in un altro procedimento penale, interrogato in passato dal pm avrebbe sostenuto di «essere stato costretto per anni a pagare mazzette in favore di Mario Puglia» per poter continuare a lavorare e ottenere le concessioni sulla cava.
La procura, attraverso le forze dell’ordine, ha sequestrato i cellulari di Puglia, Pellinacci, Franchi e degli imprenditori coinvolte per acquisire messaggi, chat, foto, filmati, audio, conversazioni in ogni forma, navigazioni web, social, posizioni gps e account vari.
Sotto sequestro anche i conti correnti e molta documentazione rinvenuta in uffici pubblici e privati, abitazioni, resede. Denaro contante e preziosi non sono stati rinvenuti. —
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