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Nella casa dell’ex maresciallo gli esposti contro il Comune
Documenti mai trasmessi all’autorità giudiziaria ritrovati dopo le perquisizioni E altri dossier custoditi in un doppiofondo nella disponibilità di Puglia
LUCCA
Esposti e documenti nascosti. Alcuni in luoghi impensabili, altri all’interno di abitazioni o in un doppiofondo difficilmente individuabile. Trapelano indiscrezioni dopo il blitz interforze (carabinieri, polizia e guardia di finanza) scattato nella mattinata di lunedì al comune di Vagli e in abitazioni, uffici pubblici e privati: in tutto una trentina di perquisizioni dislocate tra le province di Lucca, Massa-Carrara e oltre il confine con l’Emilia Romagna. Ventisette le persone indagate dal sostituto procuratore Salvatore Giannino tutte, al momento, unite dal vincolo associativo e accusate, a vario titolo, di falso ideologico, abuso d’ufficio, corruzione, truffa, turbativa d’asta, riciclaggio, corruzione.
Una vicenda che va avanti dall’inizio del 2018 e che - dopo il ricevimento dell’avviso di proroga delle indagini avvenuto almeno un anno fa da parte di alcuni dei 27 indagati - è stata portata avanti attraverso l’acquisizione di una serie di documenti e di atti pubblici e privati (contratti, autorizzazioni amministrative, permessi, delibere di affidamento lavori) anziché, come accadeva nel recente passato, di centinaia e centinaia di ore di registrazione di intercettazioni telefoniche tra i protagonisti della vicenda.
Nelle pagine del decreto di perquisizione firmato dall’ufficio del pubblico ministero infatti non c’è traccia di annotazioni di stralci di conversazioni al telefono o ambientali tra politici, tecnici e imprenditori che farebbero parte del «Sistema Vagli».
E del resto il magistrato inquirente non ha mai chiesto al giudice delle indagini preliminari alcuna misura (cautelare o interdittiva) nei confronti dei vari personaggi che ruotano attorno all’inchiesta. Ad oggi quindi pare un’indagine per tabulas (attraverso gli scritti) che necessita di ulteriori riscontri cartacei senza che vi sia bisogno di altri accertamenti di tipo invasivo. Ma sarà proprio così? Oppure nelle more dell’indagine, nel periodo che precede la fine dell’inchiesta, non mancheranno colpi di scena e ulteriori rivelazioni? Difficile dirlo adesso. Una cosa è certa: al momento il pm Giannino non ha intenzione di convocare nessuno degli indagati e interrogarlo alla presenza dell’avvocato. Il materiale a disposizione sarebbe già sufficiente per chiedere al gup il rinvio a giudizio.
Le forze dell’ordine hanno scovato negli uffici e nelle abitazioni tanti documenti: alcuni riscontri su carta che stavano cercando. Singolare il ritrovamento a casa dell’ex comandante della stazione di Camporgiano e successivamente del Norm di Castelnuovo, il maresciallo maggiore Gennaro Arpaia (attualmente rimosso dall’incarico e sospeso dal servizio nell’ambito di un’altra inchiesta della procura di Lucca), di esposti anonimi che denunciavano la grave situazione che si verificava al Comune di Vagli di Sotto e che non sarebbero stati trasmessi al comando dell’Arma e alla procura della Repubblica. E due esposti della stessa natura - comunque diversi da quello che ha dato il via alle indagini dell’autorità giudiziaria - sono stati ritrovati e sequestrati, sempre su ordine della procura, nel palazzo comunale di Vagli. E non è tutto. In un doppiofondo nella disponibilità dell’ex sindaco Mario Puglia, per gli inquirenti il vero dominus dell’indagine, sarebbe stata rinvenuta documentazione ritenuta «importante» dagli investigatori e che, ad ogni modo, non doveva trovarsi in quel luogo.
Il copioso dossier sequestrato verrà convogliato tutto in procura e il magistrato, con l’ausilio del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, esaminerà il materiale in modo da avere i riscontri necessari per ricostruire il presunto sistema di potere creato da Puglia. Un potere che, stando alla magistratura, veniva gestito in modo fraudolento. —
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