Il Tirreno

L’infermiera-simbolo scrive un libro: «Ci vorrà tempo...»

David De Filippi
L’infermiera-simbolo scrive un libro: «Ci vorrà tempo...»

Martina Benedetti è l’autrice con l’amica criminologa Anna Vagli, di Forte dei Marmi «La paura di tornare “indietro” è sempre costante, trovo pace solo nella natura»

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MASSA

Una è l’infermiera forse più famosa d’Italia, la cui fotografia ha fatto il giro del mondo. L’altra è una criminologa, ospite frequente di programmi Rai. Martina Benedetti di Massa e Anna Vagli di Forte dei Marmi, al di là delle rispettive professioni, sono amiche da anni e hanno pubblicato un libro-testimonianza sui drammatici momenti legati all’emergenza Covid-19. “Non siamo pronti – Lettere digitali dal fronte Covid-19” è il titolo della pubblicazione, che racchiude un intenso scambio di idee, di messaggi e di opinioni tra due donne separate dalla quarantena, ma molto legate, nonostante due mondi professionali apparentemente distanti. Martina Benedetti prosegue il suo lavoro all’ospedale massese (al momento della foto era impiegata in terapia intensiva) e Anna Vagli il suo mestiere da criminologa.

Come nasce la collaborazione tra una criminologa e un'infermiera?

«Prima di essere una criminologa ed un’infermiera siamo semplicemente Anna e Martina. Due amiche che hanno scelto di remare insieme in un momento così difficile per il nostro Paese. Ci conosciamo ormai da sei anni e il nostro rapporto si è contraddistinto per sincerità e lealtà. La stima che nutriamo l’una nei confronti dell’altra ci ha accompagnato in questo viaggio, che non sarebbe stato possibile intraprendere l’una senza l’altra».

Com'è nata l'idea di scrivere un libro?

«È stato naturale. Ci conosciamo da tempo, con l’arrivo del virus abbiamo iniziato a riflettere, scambiarci opinioni e raccontare le nostre preoccupazioni attraverso whatsapp. C’è stato un momento in cui abbiamo avuto chiaro che le nostre vite non sarebbero più state quelle di prima e così vicendevolmente è nata l’idea di mettere nero su bianco le nostre conversazioni digitali. Ènato il nostro diario, in cui abbiamo raccontato la verità di questi mesi».

Chi volesse leggere il vostro libro dove può trovarlo?

«Il nostro libro, dal titolo: Non siamo pronti - Lettere digitali dal fronte Covid-19 è disponibile come pubblicazione indipendente sulla piattaforma Amazon. Lo potete trovare sia in formato Kindle che in versione cartacea. Abbiamo siglato inoltre una collaborazione con Meligrana Editore che ha rieditato Non siamo Pronti, per il momento in formato e-book, su tutte le altre piattaforme. Ad esempio Ibs, smashwords, kobo … etc.

Martina Benedetti, lei, con il suo volto segnato dalla mascherina protettiva, è stata uno dei simboli per la lotta al Covid. Può fare un bilancio del periodo più drammatico e di quello attuale? Cosa le è rimasto dentro?

«Mi ritengo soltanto una piccola goccia nell’oceano. Una delle tante lavoratrici, nel mio caso un’infermiera, che si è ritrovata la vita personale e professionale stravolta e sconvolta dall’avvento di una Pandemia a livello globale, come tanti altri colleghi e personale ospedaliero in corsia. Lo racconto in maniera approfondita anche nel libro qual’è stata l’intenzione con la quale l’11 Marzo 2020 ho postato su Facebook uno “sfogo di parole” ed allegato una mia foto con i segni della mascherina sul volto, foto che ha fatto in poche ore il giro del mondo grazie all’interconnessione digitale. Inizialmente ho scattato quel selfie per mandarlo a mia madre, poi la decisione di pubblicare e tutto ciò che ne è conseguito. Nei mesi scorsi ho cercato di utilizzare la mia voce, anche se piccola, per sensibilizzare quante più persone possibili e per condividere la mia realtà quotidiana con chi ancora stava sottovalutando la pandemia. Non mi sono mai tirata indietro restando, a tratti, persino sorpresa da una forza che non pensavo di possedere e che invece ho avuto. Il libro scritto con Anna è una testimonianza reale e concreta di ogni emozione e sensazione vissuta nei mesi della Fase1. Non potrò mai più essere la “me stessa“di prima. Nella nuova fase sto rielaborando tutto ciò che si è susseguito veloce nei mesi scorsi, mesi nei quali non ho avuto spesso tempo per fermarmi a riflettere. Gli urti subiti oggi iniziano a risuonare più forti e questa è una reazione, spesso, fisiologica allo stress. Non riesco ad affrontare la Fase2 con serenità e temo mi ci vorrà del tempo per riabituarmi a tutto. La paura di tornare “indietro” è sempre costante e mentre tutti scalpitano per la “vita in città” ed invocano la movida io trovo pace solo nell’incontaminata natura, in solitaria, invocando tranquillità».

David De Filippi



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